Possession

possession

Possession – Francia/Germania Occidentale 1981 – di Andrzej Zulawski

Drammatico/Horror – 124′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: filmscoop.it)

Marc e Anna, una coppia sposata, attraversa una grossa crisi. Neanche l’amore per il figlio Bob riesce a tenere assieme il loro matrimonio. Ma a metterlo a repentaglio non è l’amore di Anna per un altro uomo…

Un horror realista, ecco quello che ci propone con questa pellicola il regista polacco Andrzej Zulawski. Realista perché entra nella vita dei personaggi con uno sguardo disincantato, volto a svelarne le pulsioni e le isterie, così come le debolezze. Sfondo della vicenda è la Berlino di prima della caduta del muro, che il regista raffigura deserta, fredda e divisa, non mancando di scegliere location proprio al confine tra Berlino ovest e Berlino est. Una coppia in crisi. Un marito, Sam Neill, che decide di smettere di lavorare per dedicare più tempo alla moglie, Isabelle Adjani, la quale già da tempo lo tradisce con un uomo, dedito a pratiche orientali. Ma vi è un’altra presenza, dapprima oscura, che riempie la vita di Anna (Isabelle Adjani) e la rende folle e intrattabile, staccandola sempre più da Marc (Sam Neill). Il marito ingaggia addirittura un ispettore privato per scoprire la verità, e nel frattempo trova conforto nella maestra del figlio Bob, la quale si presta ai lavori domestici e alla cura del bambino (maestra incarnata dalla stessa Adjani).

La ricerca su Anna dà i suoi frutti, ma provoca anche atti delittuosi, in quanto questa, per difendere il proprio segreto, si sbarazza degli uomini che la cercano. Il marito mette allora sulle sue tracce l’amante coinvolgendolo nelle pazzie della moglie. Da ultimo anche Marc si recherà presso la nuova abitazione di Anna, scoprendo il segreto della donna, fino a partecipare della sua follia. Il film è una riflessione sul bene e sul male, incarnato qui dalla creatura che possiede Anna e la rende sua schiava.

Una riflessione anche quindi sulla libertà umana e sul limite oltre il quale l’uomo non può spingersi, se non lasciando emergere la sua parte beluina e irrazionale (caos come perdita di fede). La parte di bene che c’è in Anna soccombe di fronte al male che la possiede e lo stesso succede in Marc. La coppia muore e lascia il posto ai propri alter-ego che sembrano ritrovare una tranquillità persa e mai più ricostruita. Da segnalare stilisticamente la macchina in continuo movimento nelle scene di esterni e l’uso insistito dei primi piani a carpire ogni movimento dei volti degli attori, che riescono ad esprimere in modo stupefacente l’angoscia e il dolore di ciò che stanno vivendo.

Memorabili scene come quelle della metropolitana in cui la Adjani manifesta una possessione e quella in cui la stessa si taglia la gola con un coltello elettrico, per la realisticità e per la passione espressa dalla attrice francese, che per questo ruolo ha ricevuto il premio per la miglior interpretazione a Cannes ed il César. Un film tutto sommato originale, anche se talvolta presuntuoso stilisticamente rispetto ai contenuti.

Voto: 7

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