Tramonto

Dark Victory – USA 1939 – di Edmund Goulding – drammatico – 104′

Scritto da Gloria Paparella (fonte immagine: imdb.com)

Judith è una giovane ereditiera che trascorre le sue giornate tra l’ippo- dromo e il casinò. Poiché soffre di continui e laceranti mal di testa, si ri- volge alle cure di uno specialista, il dottor Frederick Steele. Il medico le diagnostica un tumore al cervello e la sottopone a delle cure, ma ben pre- sto si accorge che non c’è rimedio: la ragazza è destinata a diventare cieca e a morire presto. Frederick non riesce a dire la verità a Judith e, poiché lei si è innamorata di lui, la sposa. Quando la ragazza scopre quello che suo marito cerca di tenerle nascosto, crede che lui l’abbia sposata soltanto per pietà e fugge.

Tratto da un’opera teatrale di George Emerson Brewer e Betram Bloch, Tramonto è un dramma ad alto tasso emotivo tutto incentratosulla figura di Bette Davis, diva e riferimento indiscusso tra le star dell’epoca. Un lavoro oggi apparentemente convenzionale che all’epoca fu uno dei primi film a trattare il tema della malattia in maniera così cruda e controcorrente (il cancro era vissuto come un argomento tabù). Tramonto, infatti, è stata una delle prime pellicole del filone dei “cancer-movie”, ma anche, e soprattutto, uno dei primi e rarissimi film hollywoodiani focalizzati sul tema della morte. Difficile fare i cinici di fronte alla vicenda di Judith Traherne (Bette Davis), ricca e vitale ereditiera di Long Island che scopre all’improvviso di avere un tumore al cervello e nel frattempo si innamora, ricambiata, del chirurgo che l’ha in cura, il dottor Frederick Steele (George Brent), il quale tuttavia si renderà conto di non essere in grado di salvarla. Sebbene la messa in scena possa risultare in parte datata, il film mantiene la sua forza grazie ad un approccio alla narrazione che, senza mai scivolare nella soap-opera, risulta assolutamente coinvolgente.

La principale ragion d’essere della pellicola rimane tuttavia la travolgente
interpretazione di Bette Davis, che si meritò la nomination all’Oscar  come miglior attrice: Tramonto ci offre un formidabile saggio della sua tecnica infallibile, tutta giocata sull’intensità degli sguardi e dei gesti e sulla perfetta padronanza dello spazio filmico. Il protagonista maschile è l’attore George Brent, per l’ottava volta al fianco della Davis (proprio sul set di questo film ebbe inizio una relazione sentimentale fra i due divi), mentre nel cast troviamo anche un Humphrey Bogart a un passo dalla fama mondiale ed un giovane attore di limitato talento, tale Ronald Reagan, che in futuro avrebbe riscosso assai più successo in politica che non al cinema. L’enfatica colonna sonora è firmata da Max Steiner. Spinto da una palpabile e sincera esigenza narrativa votata al sentimentalismo spinto, Edmund Goulding si avvale di un tatto delicato ma potente al tempo stesso, senza abbondare con la retorica e, anzi, regalando sequenze di enor- me respiro. L’opera fu nominata agli Oscar anche per Miglior Colonna So- nora e Miglior Film. Del film furono rifatti un remake sempre per il grande schermo nel 1963, Ore rubate, con Susan Hayward, e due adattamenti per la televisione: uno nel 1952 con Sylvia Sidney e uno nel 1975 con Eli- zabeth Montgomery.

Voto: 8

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