PPZ: Pride and Prejudice and Zombies

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Pride and Prejudice and Zombies – Stati Uniti/Regno Unito 2016 – di Burr Steers

Azione/Horror/Romantico – 108′

Scritto da Ivana Mette (fonte immagine: mymovies.it)

Una misteriosa epidemia si è abbattuta sull’Inghilterra del XIX secolo e il Paese è invaso dai non morti. Elizabeth Bennet e le sue sorelle sono maestre nelle arti marziali e nell’uso delle armi e sono pronte a tutto per difendere la loro famiglia dalla temibile minaccia. Forte e risoluta, Elizabeth dovrà scegliere se continuare a combattere proteggendo le persone che ama o cedere all’attrazione per l’unico uomo capace di tenerle testa, il tenebroso colonnello Darcy.

Dal libro best-seller, che niente affatto aveva deluso all’epoca della sua uscita, la realizzazione di questo film, è una messa in scena mal riuscita e poco “artistica” di quello che era l’intento dello scrittore, il quale, nel suo tentativo di rivisitare il romanzo della Austen in chiave gotica, si possa dire aver dato avvio ad un sub-genere finemente apprezzato dagli amanti dell’horror e non solo, presentando anche qualche nota di trash sapientemente orchestrata. Questo film tuttavia, è solo di quest’ultimo elemento che è impregnato. I suoi palesi tentativi di “far ridere” con frasi spicciole e prestanze attoriali alquanto scarse, in realtà fanno unicamente arricciare il naso e assumere un’espressione contrita. A contribuire alla scarsità del prodotto sono, eccetto la pessima recitazione già citata, una serie di rallenty nei quali le eroine fanno ampio sfogo della loro, oserei dire goffagine, nel maneggiare una spada. Espediente utilizzato forse per mascherare il fatto che, effettivamente, di spade non ne sapevano maneggiare. Ma se fosse solo questo il problema, potremmo fermarci anche qui. Il dilemma invece continua.

Se l’ intento del film fosse puramente parodistico, sarebbe un prodotto che per quanto classificabile di serie B, quanto meno avrebbe ragione di esistere, ma temo che nel caso in questione si sia proprio mancato il punto. Poco ci si poteva aspettare certo da un regista che fino ad oggi ha realizzato unicamente commedie e film di poco conto, seppur, spesso e volentieri non si possa giudicare la bravura di un artista unicamente dal genere di film che realizza. Ma, in questi casi si cerca di solito, di compensare, a parte a livello attoriale, anche con un apparato tecnico composto da persone in grado di fornire una qualità quanto meno discreta. E anche in questo caso si manca il segno. Tralasciando l’aspetto puramente formale, e la struttura di una trama blanda e poco articolata, se non definibile noiosa e composta solo da attacchi randomici di zombie in ogni singolo posto nel quale i due protagonisti, tra un’uccisione e l’altra, un ballo e l’altro, cercano di innamorarsi, per lo più con dinamiche che nulla hanno a che vedere con i personaggi originari, ci si dovrebbe soffermare sul tecnico. Purtroppo, nei casi in cui si ha come base di partenza uno dei più grandi classici della letteratura mondiale, si dovrebbe tenere conto del fattore giustificativo che porta i personaggi e le vicende a determinati esiti e intrecci.

Tornando al tecnico, per quanto riguarda il suono, in primo luogo, sembra, per riassumere, un copia e incolla da The Walking Dead, mancando della sua eleganza macabra. Manca di raffinatezza e pathos, non accompagna quelle che dovrebbero essere scene di una certa rilevanza scenica con il giusto carico di tensione, ne tanto meno crea quel coinvolgimento che, almeno le scene d’azione, dovrebbero avere anche grazie alle musiche. Insomma, in una parola, piatto. Il montaggio, nulla di interessante, abba- stanza standard e lineare, se non semplicistico, ma non se ne individuano particolari note negative.

Note rilevabili positive sono: la scelta dei toni che ben si addicono non solo alle atmosfere delle campagne inglesi, ma anche alla tipologia di film e al genere nel quale può essere classificato; il trucco e gli effetti speciali legati ad esso, che rendono bene l’idea di zombie, fornendogli anche quella nota macabra in più che in altri prodotti del genere non si nota, soprattutto da quando la figura del non morto ha subito le più recenti evoluzioni cinematografiche.

In conclusione un film decisamente di poco rilievo, che se realizzato diversamente avrebbe certamente dato una nota piacevole al cinema contemporaneo di genere, ma, in realtà, si è rivelato spicciolo e l’ennesima produzione zombie-movie trita e ritrita, la cui unica nota di distacco con altri suoi contemporanei è l’ambientazione nell’Inghilterra del XIX secolo.

Ventotto milioni di dollari mal spesi.

Voto: 4

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