La ragazza che sapeva troppo

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The Girl with All the Gifts – Regno Unito 2016 – di Colm McCarthy

Drammatico/Horror/Fantascienza – 111′

Scritto da Maria Vittoria Novati (fonte immagine: imdb.com)

Scienziati tentano di arginare un’epidemia che riduce la gente a zombie, sperimentando su bambini di seconda generazione.

Il primo film proiettato in Piazza Grande in occasione della cerimonia di apertura del 69esimo festival del film Locarno è certamente in linea con l’atmosfera di tensione che si respira in Europa. La cerimonia di apertura si è svolta con la consueta presentazione da parte del Presidente del Festival, Marco Solari, che prima di dare la parola al Direttore artistico del Festival, Carlo Chatrian, ha voluto ricordare non solo gli attentati di Monaco e Nizza, ma anche “Il barbaro assassinio di osceno fanatismo di padre Aniel” e per questo ha voluto invocare “la protezione della Madonna del Sasso sulla nostra Locarno” (sic!). Alla cerimonia è stato presente anche l’attore Bill Pullman, a cui il Festival ha voluto consegnare l’ “Excellence Award Moët & Chadon”, riconoscimento alla sua carriera. Proprio a lui, come americano, Chatrian ha chiesto un parere sulle elezioni di novembre negli Stati Uniti, e Pullman con estrema eleganza (restituendo un po’ di leggerezza alla piazza) ha dichiarato di essere molto contento che negli Stati Uniti ci siano delle elezioni “interessanti” e spera che molti suoi concittadini vadano a votare (leggi: a votare la persona giusta). Infine è stato presentato il film, con la presenza sul palco dell’attrice Gemma Arterton, dell’esordiente Sennia Nanua (nei panni di Melanie) e lo sceggiatore Mike Cary. Inutile dire che, trattandosi di un film ambientato in una Londra postapo- calittica, non sono mancate le domande e i riferimenti alla recente “Brexit”. Data questa premessa entriamo nel merito del film.

The Girl with All the Gifts può essere definito uno “zombie movie” ma realizzato con intelligenza. Il film ci catapulta in una base militare – non così lontana da uno scenario simil Guantanamo – i cui prigionieri però sono bambini. Non riusciamo a capire perché questi bambini, apparentemente mansueti, siano così temuti e legati a delle sedie che bloccano loro braccia, gambe e testa nel momento in cui devono uscire dalla loro cella per seguire lezioni scolastiche in un’aula senza finestre e senza luce naturale. La popolazione inglese ha subito l’intossicazione di un misterioso fungo, le cui spore, se inalate, trasformano gli esseri umani in zombie affamati di carne umana. Tuttavia i bambini rinchiusi nella base militare, fanno parte di una seconda generazione che ha sì i geni modificati (non appena sentono odore di carne umana diventano infatti delle belve irrazionali), ma che sono ancora in grado di avere atteggiamenti e sentimenti umani. La dottoressa e biologa Caldwell (una sempre apprezzabile Glenn Close) studia il fenomeno, cercando di trovare un antidoto a questa mostruosa malattia.

Melanie (l’esordiente Sennia Nanua, molto convincente nei passaggi emotivi tra la sua “fame” e la sua ricerca di affetto) fa parte di questo gruppo di bambini rinchiusi nella prigione ed è una bambina estremamente brillante e dotata, al punto tale da essere una prediletta di Miss Justiniau (una dolce e affettuosa Gemma Arterton), l’insegnante dei bambini, e da lei ricambiata. In seguito a un attacco da parte degli zombie alla base, solo un piccolissimo gruppo riuscirà a scappare, tra cui Miss Justiniau, la dott. ssa Caldwell e tre militari. Questo gruppo sarà costretto ad attraversare una Londra desolata e popolata di esseri umani infetti alla ricerca di cibo e di un posto in cui la dottoressa possa continuare i suoi esperimenti sull’unico caso portato in salvo, ovvero Melanie. Il film di Colm McCarthy può essere molto interessante anche per chi non è amante del genere “zombie” perché propone una serie di aspetti che meritano di essere approfonditi.

Anzitutto il fatto dei bambini visti come minacce e mostri (contro uno stereotipo classico dell’innocenza dei bambini). Indubbiamente sono una minaccia e sono pericolosi per gli esseri umani non infetti, e tuttavia rimangono ugualmente innocenti perché semplicemente sono nati così. Non hanno colpa della loro mutazione genetica, come se fosse quasi un peccato originale da cui non esiste espiazione, salvo la cultura e un’educazione sentimentale umana. Anche questo è un aspetto molto importante: la cultura (di tipo laico e classico, visto che Miss Justiniau legge i miti greci durante le sue lezioni) come arma per combattere la violenza e la ferinità che si manifesta nei bambini. Elemento che aiuterà moltissimo Melanie nel corso del film per proteggere Miss Justiniau. All’interno del film c’è una natura distorta che si riprende tutto quello che l’uomo le ha sottratto. Nella trama non viene mai specificato da dove provenga questo fungo e le sue spore, ma presumibilmente è qualcosa che proviene da tossine provocate dall’uomo. Per poter appunto “recuperare terreno” (l’immagine di una pianta che si è arrampicata e ha avvolto un intero grattacielo con le spore pronte a schiudersi e a intossicare l’aria al di fuori del Regno Unito è un’immagine forte, carica di significati altri che rimandano al nostro presente – ovvero, dopo il Regno Unito, chi sarà contagiato dalla smania di uscire dall’Unione? – ) la natura non può far altro che agire con violenza, diventando tossica, così come l’uomo ha fatto con lei. È un film interessante anche per chi non è appassionato del genere ed è stata, seppur con qualche difetto (forse in alcuni punti il ritmo tende a rallentare un po’ troppo e ci sono alcun situazioni un po’ telefonate), una scelta coraggiosissima decidere di aprire il Festival con un film del genere. Noi speriamo che possa arrivare presto anche in Italia: sarei molto curiosa di vedere come potrebbe recepirlo un pubblico italiano, non così avvezzo ai film di zombie (eccezion fatta per le ultime generazioni appassionate di The Walking Dead), ma che, in questo caso, non è nemmeno classificabile meramente come un film di zombie ma come qualcosa che spinge a riflessioni più profonde sull’umanità e sui rapporti umani nel nostro presente: uomini che divorano altri uomini come metafora di un capitalismo finanziario, che disumanizza tutto quello che vede e tocca; solo con l’amore, la pazienza e la cultura è possibile contrastare tutto questo, anche una massa di zombie.

Voto: 7

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