La donna che visse due volte

locandina-61

Vertigo – Stati Uniti 1958 – di Alfred Hitchcock

Romantico/Thriller – 128′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: imdb.com)

Il poliziotto da poco in pensione John Ferguson viene assunto da un vecchio collega di università per pedinarne la moglie, che soffre di disturbi psicologici. Dapprima restio, Scottie si innamora perdutamente di Madeleine, ma deve fare i conti con la sua morte..

La donna che visse due volte può essere considerato il capolavoro di Alfred Hitchcock. Ispirato inizialmente da una visita a San Francisco e dalla visione del Golden Gate, ci vollero ben sei anni e più riscritture del soggetto prima che il film potesse essere girato. Memorabile appunto la scena in cui la giovane protagonista Madeleine Kim Novak si getta nella baia al di sotto del Golden Gate e James Stewart la salva da morte certa.

Questo film è interessante sotto vari aspetti, stilistici e contenutistici. Prima di tutto visivamente si può notare un uso del colore con una predominanza di tinte quali il rosso e il verde messi in risalto da Hitchcock attraverso l’utilizzo di tecniche allora innovative come il Vista Vision. Vi è poi un ricorso all’animazione in scene cardine come la sequenza in cui James Stewart soffre di disturbi nel sonno dovuti alla perdita di Madeleine. L’animazione è poi un elemento cardine dei titoli di testa studiati dal celebre Saul Bass, che per la prima volta creò un logo da associare al film , ossia le famose spirali, ad indicare l’effetto di vertigine che dà il titolo al film nella versione americana e che è la malattia di cui soffre il protagonista maschile Scottie (James Stewart).

La paura del vuoto (acrofobia) si era rivelata in Scottie a seguito di un inseguimento sui tetti finito male per la morte di un collega poliziotto, che aveva cercato di salvarlo da una caduta. La scoperta di tale fobia aveva poi portato Scottie alla richiesta di pensionamento. Proprio nello stesso momento un amico di università lo contatta per fargli pedinare la moglie, della cui stabilità mentale dubita. Titubante inizialmente, Scottie decide di dedicarsi al pedinamento, colpito dalla bellezza della giovane. Madeleine si sposta continuamente nei luoghi in cui aveva vissuto una sua antenata, Carlotta Valdes, ma non è cosciente di quanto fa. Moglie e madre ripudiata, Carlotta, rimasta sola, era finita con il diventare pazza e con il suicidarsi.

Il marito di Madeleine crede che anche la moglie possa finire con il commettere suicidio. Ed è quanto avverrà nella prima parte della vicenda. Ma la vicenda è più intricata di quanto sembra. Scottie, perdutamente innamoratosi di Madeleine, sembra non rassegnarsi alla perdita dell’amata e cercherà di ritrovare lei in un’altra donna Judy, costringendo questa ad abbigliarsi come la defunta e a tingersi i capelli dello stesso colore di Madeleine. Ma allora scoprirà la verità e vorrà ritornare sui luoghi del suicidio di Madeleine, dove la giustizia avrà il suo corso.

Il tema del doppio, del ripetersi di eventi simili a distanza di tempo è un carattere distintivo di quest’opera del maestro inglese: Madeleine sembra una copia di Carlotta, ma a sua volta Judy diventa una copia di Madeleine e Scottie rivive con Judy quanto ha vissuto con Madeleine. Le situazioni, i luoghi i dialoghi si ripetono quasi con una circolarità che riprende il tema della spirale caratteristico del film. La spirale ritorna costantemente in tutta la pellicola persino nei complementi di arredo e nei particolari (Carlotta e Madeleine hanno i capelli raccolti a chignon).

La tecnica di Hitchcock è inarrivabile e ci dà tocchi di genio come la famosa carrellata all’indietro con zoom in avanti per rendere l’idea delle vertigini provate da Scottie durante la sua salita alla torre campanaria, scenario della morte di Madeleine prima e di quella di Judy poi. Inarrivabile è la sua capacità di parlar per immagini, come ad esempio quando rivela la verità, con quello sguardo in camera di Kim Novak, contro ogni regola convenzionale del cinema (tra i grandi che lo fecero come non ricordare il Bergman di Monica e il desiderio) e l’ostensione della realtà per immagini con inserti di flash-back nei momenti cardine della vicenda.

O ancora il genio nel mostrare Judy nel momento in cui ritorna Madeleine sotto forma di fantasma che a poco a poco si reincarna. La pellicola emana un’aura di mistero, di indefinito che ammaglia lo spettatore e lo lascia sospeso in una dimensione altra. Non mancano le scene di amore tra i due protagonisti, con effusioni, baci ed abbracci, scene che Hitchcock dirige con maestria ambientandole in luoghi suggestivi come la scogliera che si erge sul mare in tempesta. Ma è la ricerca continua, fatta di avvicinamenti e allontanamenti , di fughe e di riappacificazioni a segnare questo film del maestro in un gioco continuo che non smette di stupire lo spettatore.

Non mancano come al solito le allusioni sessuali velate come nella scena iniziale in cui Scottie si imbatte in un reggiseno autoportante progettato da un ingegnere aeronautico. Tutto però con grande ironia e tatto. Una pietra miliare del cinema, che anche dopo sessant’anni, non smette di affascinarci e di meravigliarci come solo i grandi registi sanno fare.

Voto: 9

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