Perfect Day

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A Perfect Day – Spagna 2015 – di Fernando Leòn de Aranoa

Commedia/Drammatico/Guerra – 106′

Scritto da A. Graziosi (fonte immagine: comingsoon.it)

Un team di soccorritori lavora per risolvere una crisi in una zona di guerra.

 Reduce dalla Quinzaine Des Rèalisateurs di Cannes 2015, Fernando León de Aranoa con Perfect Day realizza un film che, nonostante il gioco di parole, nel suo genere rasenta la perfezione. Grazie ad una scrittura concentrata ma di effetto estremamente naturale, ispirata al romanzo “Dejarse Llover” di Paula Farias, la pellicola risulta priva di tempi morti, ritmata al punto giusto e senza sbavature. Il “core” del film è senza dubbio rappresentato dalla forza e verosimiglianza dei personaggi e dal modo in cui si interfacciano in modo totalmente diverso alle stesse esperienze. Tra l’altro dovrebbero essere considerati veri e propri characters anche l’ambiente e il popolo balcano in quanto dotati di inconfondibile personalità e imprescindibili nello svolgersi della storia. Per quanto riguarda il cast sembra quasi di assistere ad una improvvisazione jazz nella quale ognuno reagisce all’altro in maniera non banale ma al tempo stesso nella maniera più confacente possibile rispetto alla rispettiva personalità e fase della loro vita e carriera umanitaria. Nonostante la coralità riuscita ed equilibrata del film, sono le interpretazioni di Benicio Del Toro, Tim Robbins e lanie Thierry a spiccare per profondità e ironia e a rimanere più impresse di tutte in quanto umane e universali. Con Perfect Day si ride e si ragiona contemporaneamente ed entrambe le azioni hanno luogo in modo non convenzionale grazie ad un sagace humor nero che mette in luce le assurdi- tà della guerra e l’estrema burocratizzazione di alcune convenzioni legali internazionali, quasi dannose a volte se seguite con letterale ottusità. Vivere nel caos e nella mancanza totale di ogni cosa basilare, accettare di dover combattere contro i mulini a vento e che il proprio aiuto finisca ripetutamente nel cestino nell’inutilità e impotenza, convivere con il desiderio di tornare a casa: questo significa essere operatore umanitario in un paese in guerra e riuscire a vedere alcune cose con ironia è un buon modo per riuscire a vivere picarescamente, alla giornata, senza scoraggiarsi, facendo il proprio meglio in un puzzle che appare dannatamente grande, frastagliato e difficilmente controllabile.

Voto: 9

 

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