John Wick – Capitolo 2

john wick 2

John Wick: Chapter 2 – Stati Uniti/Hong Kong 2017 – di Chad Stahelski

Azione/Thriller – 122′

Scritto da Ivana Mette (fonte immagine: mymovies.it)

L’implacabile sicario John Wick, dopo aver scelto di ritirarsi dalle scene criminali, viene costretto a tornare alla vecchia vita da un ex socio, che complotta di prendere il controllo di un’oscura corporazione di assassini. Costretto ad assecondarlo, a causa di un patto di sangue, John si reca a Roma, dove combatte contro alcuni dei killer mondiali più letali.

Secondo capitolo della saga dell’assassino diventato famoso per la vendetta in seguito all’uccisione del suo cane, John Wick 2 si presenta come un film che non dispiace. Da un po’ mancava l’azione buona e vera, senza eccessive forzature e arti marziali alla Matrix ben poco realistiche. Cosa positiva? Il tutto all’insegna dell’eleganza e dello stile. Alla regia troviamo il solo Chad Stahelski, che ha co-diretto in primo capitolo insieme a David Leitch, che ha abbandonato la produzione, per andare a dirigere Deadpool 2. Stahelski porta nel cinema americano le più recenti innovazioni nel modo di filmare l’azione provenienti dal continente asiatico e le rimodella su Reeves che sembra ora aver ritrovato i fasti del passato, abbandonati con le ultime produzioni di discutibile valenza artistica. John Wick ci si presenta come un nuovo tipo di eroe, un eroe per un certo verso scomodo e per questo considerabile quasi un anti-eroe: un assassino. Ecco qui che il cinema si avvicina di nuovo a questo tipo di figure, rendendole non soltanto importanti, ma protagonisti. E noi spettatori: affascinati da ciò che ci viene posto davanti, sviluppando un’ affezione e un desiderio di vincita del suddetto che, per usare la classica metafora del lupo vestito da pecora, nasconde il suo lato di antagonista per vestire i panni dell’eroe stesso, portando sullo schermo un nuovo modo di concepire la giustizia.

John Wick non abbraccia solo l’innovazione, ma mantiene anche un legame col passato. È un action vecchio stile, cosa che si evince anche dalla quasi totale assenza di tecnologia e di elementi che lo collochino ai tempi nostri. Questo elemento incredibilmente vintage, tuttavia, rafforza la fascinazione verso il personaggio, mettendone in mostra l’eleganza e la maniacalità, ma anche la dedizione e la freddezza. Keanu Reeves stesso con la sua presenza scenica e le scene di combattimento, se pur un po’ arrancate e poco fluide, ma eseguite con l’ausilio di pochissimi stuntman, tiene alti i ritmi del film. Pecca di questo genere di action-movie rimane sempre la trama, abbastanza lacunosa e insoddisfacente, seppur resa piacevole dalla presenza di Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini, che non colpiscono per la loro bellezza quanto più per come si trovino a loro agio a recitare in una lingua che non è la loro e probabilmente riuscendovi meglio. L’interesse del pubblico è sempre stimolato e mai lasciato al caso, ma forse la troppa azione storpia e un approfondimento in più o un po’ di fantasia in più a livelli di sceneggiatura non avrebbero guastato in fondo. Essa rimane intrigante e potenzialmente ricca, ma alla ricetta manca qualcosa. Si ammorbidisce e lascia insoddisfatti. Lo stesso protagonista outcast e eccessivamente disinteressato al sesso femminile lascia un po’ a bocca asciutta. Rimane un eroe ossessionato e destinato al collasso e al baratro della sua tristezza.

Non lo vediamo evolversi, ma solo continuare a cadere, aggrappandosi soltanto al desiderio di uscire da quel mondo che ancora una volta lo ha chiamato a sé. Restando sul tecnico c’è da dire che il montaggio è elegante, con un ritmo ben cadenzato anche dal punto di vista del sonoro, il quale, nonostante l’eccessivo frastuono d’armi, riesce a creare ordine nel caos. Pur non essendo davanti ad un concept particolarmente originale, John Wick 2 si presenta come un prodotto gradevole e visceralmente coinvolgente. Certo la nostra attenzione è adrenalinicamente sollecitata e il nostro sguardo guidato fra il marasma di coreografie e riverberi che, seppur talvolta eccessivi, fanno apprezzare la messa in scena.

Voto: 7

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