Arrival

locandina-62

Arrival – Stati Uniti 2016 – di Denis Villeneuve

Drammatico/Fantascienza – 116′

Scritto da Maria Vittoria Novati (fonte immagine: mymovies.it)

Quando misteriose astronavi atterrano in vari punti del pianeta, una squadra speciale, diretta dalla linguista Louise Banks, si riunisce per studiare la situazione. Mentre l’umanità è sull’orlo di una guerra globale, Banks e la sua squadra lottano contro il tempo alla ricerca di risposte.

Per trovarle Banks azzarda una scelta che potrebbe mettere in pericolo la sua vita e forse l’esistenza dell’umanità.

Se è vero che il linguaggio è “la base della società umana” (come sostiene Louise – Amy Adams), il nuovo film di Denis Villeneuve è una rivincita dell’Umanesimo su tutti i tecnicismi e i saperi scientifici duri e puri.

Dopo l’apprezzatissimo Sicario (considerato da molti come il miglior film del 2015), il regista canadese ci porta in una realtà altra e in un genere completamente diverso. Siamo in un futuro prossimo , in un tempo imprecisato ma che potremmo dire quasi contemporaneo. Louise Banks è una brillante docente universitaria a cui tuttavia è capitata una tremenda disgrazia: la morte per tumore della sua giovane figlia (ci viene mostrato tutto con una sequenza nei primi dieci minuti di film). Quando perciò a minuto undici giungono sulla Terra dei misteriosi (e giganteschi) oggetti non identificati, la protagonista non sembra particolarmente turbata (forse il dolore per la perdita è ancora fresco?). Nel suo mestiere è una tra gli studiosi più brillanti di linguistica, tanto più che quando giunge un colonnello dell’esercito a chiederle di collaborare, sappiamo che ha già lavorato come interprete per il Pentagono. La sua collaborazione questa volta consiste nel cercare di decifrare la lingua di queste creature sconsciute e capire il moti- vo della loro visita. Si tratta di un compito arduo e che richiede tutto il suo sapere, poiché mancano totalmente le coordinate linguistiche e semantiche per poter capire ciò che dicono. A collaborare è convocato anche un fisico, Ian (Jeremy Renner), e già dai primi scambi con la linguista si percepisce un certo attrito fra i due: quel classico muro che, da Cartesio in poi, separa nettamente saperi scientifici e saperi filosofico/umanistici. Grazie alla sua sensibilità Louise riesce pian piano a capire e interpretare la lingua scritta degli Eptapodi (detti così in quanto creature gigantesche a sette zampe), fatta di cerchi concentrici e schizzi d’inchiostro. Si tratta di una scrittura che è in grado, con un solo cerchio, di esprimere concetti complessi, di inserire (concedetemi i tecnicismi) in un unico grafema tutta la semantica del periodo.

 Ci sono diversi aspetti in questo film che rispecchiano in maniera netta e chiara il periodo che oggi stiamo vivendo. Anzitutto vi è l’aspetto del diverso, dello straniero: la nostra incapacità (talvolta reciproca) di comunicare e comprendersi. Qualcosa con cui non riusciamo a entrare in contatto ci fa subito paura. Inutile dire che l’arrivo di queste gigantesche strutture (dodici in tutto, sparse sulla Terra) e il panico da parte dei vari governi, rievoca scenari attuali, specialmente nell’UE, in cui ogni Stato agisce come meglio crede rispetto al fenomeno migratorio. In secondo luogo l’alieno in sé per sé: si tratta di esseri in grado di cogliere al volo ragionamenti estremamente complessi, ma non quelli semplici o singoli. E’ un alieno buono, (un po’ alla E.T. di Spielberg, seppur con livelli di inquietudine superiori a quelli del piccolo alieno, ma non certo violento e splatter come l’ Alien di Ridley Scott) un alieno che viene sulla Terra per “aiutare” gli esseri umani. Fatto che di per sé insospettisce, ovviamente, gli umani, abituati come sono, per loro natura, a diffidare di qualsivoglia atto di generosità. Il dubbio sorge spontaneo: forse che l’autore ritiene che la società attuale non sia in grado di affrontare la complessità con la dovuta preparazione e dunque, di diffidare a priori di tutto per insicurezza e ignoranza? E’ possibile. Sta succedendo. Infine, (e forse questo è l’aspetto più importante) si affronta il concetto di Tempo. La scrittura degli alieni implica, proprio per la ricchezza di contenuto di ogni singolo segno, un approccio completamente diverso alle questioni della vita: come il loro segni, che sono circolari, anche la concezione del tempo per loro è circolare. Tuttavia l’uomo non ha sempre avuto un’idea lineare del tempo: anche gli antichi (dalla Grecia fino all’India) hanno avuto un approccio circolare, e le loro filosofie testimoniano un modo diverso di affrontare la complessità; metodi che forse, per ansia di tecnicismo, abbiamo dimenticato.

Una pellicola notevole, seppur con qualche difetto di un certo cinema americano: sul finale il tempo – cosa curiosa – è stato accelerato forse un po’ troppo, e magari Villeneuve avrebbe potuto prendersi più spazio per approfondire quest’ultimo concetto (se solo non l’avesse già fatto Nolan con Interstellar!). A parte qualche situazione forse più “telefonata”, il film è efficace, non foss’altro perché offre una Visione, un immaginario che oggi, per desiderio di fedeltà al reale, si tende a non sfruttare. Il cinema è un campo che richiede fantasia onirica e immaginativa, e l’opera di Villeneuve risponde perfettamente a questa esigenza.

Voto: 8

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: