Mo vi mento – Lira di Achille

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Mo vi mento – Lira di Achille – Italia 2017 – di Stefania Capobianco/Francesco Gagliardi

Commedia – 100′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: comingsoon.it)

Achille Alfresco sogna di diventare il Presidente del Consiglio più giovane di sempre, per far sì che ciò accada ha bisogno di denaro. Denaro che potrà ricevere solamente dall’unione con la ricca ereditiera di una multinazionale di profilattici di nome Elena. La giovane imprenditrice però è ancora innamorata del suo ex fidanzato Massimo Della Bozza che, come suggerisce il cognome, è uno scrittore mancato in attesa della pubblicazione del suo romanzo, che si paga da vivere facendo il portaborse in nero di Achille.

Le possibilità che un film diventi libro sono più uniche che rare ma Mo vi mento – Lira di Achille, a quanto pare, rientra in questa piccola percentuale di prodotti audiovisivi che hanno suscitato l’interesse degli editori. Opera prima per i registi Stefania Capobianco e Francesco Gagliardi, il film è stato presentato alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e ha concorso in diversi festival contribuendo allo sviluppo di una popolarità nazionale prima ancora dell’uscita in sala. 

Già dalla lettura del titolo ‘Mo vi mento -Lira di Achille‘ si può dedurre una doppia chiave di lettura: una prima, di facciata, dalla stampo comico in cui il mo vi mento indica l’atto della menzogna; e una seconda, sottocutanea, che richiama la situazione politica italiana in cui movimento viene inteso come organizzazione politica. Lo slogan della campagna elettorale è Lira di Achille, senza apostrofo perché il suo beniamino (Achille) confida nella liberazione del paese attraverso il ritorno della vecchia moneta nazionale. Il gioco di intrecci si sviluppa anche attraverso i personaggi principali, che vengono soprannominati con appellativi facilmente riconducibili alla mitologia greca (Elena e Achille), e si complica con l’arrivo di quelli secondari. Ogni personaggio incarna una figura sui generis, talmente esasperata da inscenare quasi una farsa. Ma l’importanza che ognuno di loro ha nello sviluppo della narrazione rende Mo vi mento – Lira di Achille una commedia corale in cui sete di potere, denaro, mancanze in amore e fallimenti a lavoro vengono esorcizzati attraverso l’utilizzo di toni comici.

Seppur parla di politica e di politici, le personalità che vengono proiettate sul grande schermo non vogliono rappresentare o sminuire nessun personaggio reale. A confermare questa tesi è proprio Achille che in varie occasioni ha dichiarato di essere l’unico politico onesto, l’unico che dal momento in cui ha fondato il partito ha scritto nero su bianco la sua naturale dote della menzogna. Il film perciò tenta di fare una riflessione in generale, senza prendere in esame un determinato periodo, arrivando ad una conclusione che accomuna tutta la storia della politica italiana.

Tralasciando il lato significativo, Mo vi mento -Lira di Achille vanta di una tecnicità ricercata. Le location e i protagonisti vengono incorniciati dalla fotografia di Giovanni Mammolotti, che riesce a fare della Campania una coprotagonista onnipresente. La stessa ricercatezza vale anche per le inquadrature, i movimenti di macchina e il montaggio. Quest’ultimo è reso ancora più evidente dall’utilizzo del rallenty che incombe in determinati momenti imprimendoli nella mente dello spettatore. 

Voto: 8

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