Whiteout – Incubo Bianco

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Whiteout – Stati Uniti/Canada/Francia/Turchia 2009 – di Dominic Sena

Azione/Horror – 101′

Scritto da Dimitrij Palagi (fonte immagine: imdb.com)

Carrie Stetko è un agente federale statunitense segregata in Antartide. Un cadavere viene ritrovato in mezzo al ghiaccio e comincia una strana serie di omicidi. Stetko ha tre giorni per trovare il serial killer, in mezzo a venti fortissimi e a 65 gradi sotto zero.

Chi ha avuto la fortuna di leggere l’omonimo fumetto di Greg Rucka e Steve Lieber si prepari psicologicamente al rischio di subire una lunga tortura: può darsi che venga colto dall’impulso di gettare qualsiasi materiale o persona a portata di mano contro lo schermo.

Qualche minuto e inutilmente, a livello cinematografico ovviamente, ci si ritrova davanti al nudo di Kate Beckinsale, che nessuno dubitava fosse così piacevole. Salvata questa sublimazione ormonale, del tutto fuori luogo, non c’è molto altro di cui parlare. Un film d’azione che insegue il thriller, privo di mordente e con una recitazione sotto i toni. La trama è semplificata e ridotta a banale sviluppo hollywoodiano, con personaggi che nel fumetto erano di altro sesso e dotati di profondità psicologica nettamente superiore. Ogni ambiguità (anche sessuale) è sacrificata sull’altare della semplificazione.

La graphic novel finisce per tradursi, su pellicola, in sparatorie di cui si ignora il senso, in complotti noiosi e con dialoghi sorprendentemente inutili. Dominc Sena si era ritirato dopo l’insuccesso di Kalifornia, per poi riaffacciarsi, con l’avvento del nuovo millennio, sul fronte dei film d’azione (Fuori In 60 Secondi, Codice: Swordfish). Deve essersi dimenticato che il noir ha peculiarità proprie, così come la versione del fumetto che aveva sotto mano doveva aver subito qualche mutilazione da parte di dispettosi boicottatori.

I russi si sparano tra loro, un sedere fa capolino in primo piano e il resto si dimentica a film concluso. I flashback spezzano la monotonia, senza comunque rischiare di entusiasmare, con una regia assolutamente priva di elementi da segnalare. La fotografia comunque riesce a rendere il fascino del paesaggio, sottolineando il vuoto del contenitore creato dal regista.

Alcuni movimenti di camera (come quelli dei primi minuti) e la realisticità di alcune scene potrebbero essere impugnate a difesa del lungometraggio, ma sarebbero argomentazioni poco convincenti. Un assassino che insegue la sua vittima con una piccozza da ghiaccio dovrebbe trasmettere qualche brivido, non discussioni in sala sulla possibilità che sia un’arma simile a quella che uccise Trockij (garantisco che questo è successo).

Un noir che si traveste da film d’azione, passando per il thriller, non può appiattirsi sulla noia e produrre sbadigli. Capita tutto questo, capita quando si prende il via a trarre film dai fumetti senza badare troppo ai risultati.

Sena aveva anticipato una generazione di registi che sarebbe emersa dal mondo pubblicitario e dei videoclip, spesso accusata di superficialità e sterilità. Fincher è uno di quei nomi capaci di respingere tale malignità, Sena imbarazza chi vorrebbe evitare certi pregiudizi. L’importante è impedire che possa mettere le mani sul sul seguito fumettistico, Whiteout, Melt. In questo caso saremmo davanti ad un crimine perseguibile per legge.

Apatico e privo di fascino. Elementi positivi sommersi dalla nave e invisibili a occhio umano.

Voto: 3

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