Il gigante

Giant – USA 1956 – di George Stevens – drammatico – 201′

Scritto da Gloria Paparella (fonte immagine: imdb.com)

Bick Benedict, proprietario dell’immenso ranch di Reata, sposa la bellissi- ma Leslie e la porta con sé nel Texas. Relegata al ruolo di moglie, senza alcuna possibilità decisionale, Leslie si scontra con l’ostilità della cognata, Luz, ed incontra Jett Rink, da sempre rivale del marito, e nel quale la donna trova un sostegno nella causa a favore dei messicani. Luz muore in un incidente e lascia in eredità a Jett un piccolo terreno, che si rivelerà fonte di giacimenti di petrolio e che gli conferiranno ricchezza e prestigio. Con il passare degli anni e, nonostante l’ormai dichiarato amore di Jett nei confronti di Leslie, i Benedict rimangono uniti. Presa coscienza dei propri pregiudizi, Bick può affrontare con maggiore serenità la vita insie- me alla moglie e alla famiglia.

Grande saga della famiglia Benedict, Il gigante è un film dal respiro epico e costituisce un esempio perfetto dello stile “forte” hollywoodiano degli anni ’50, qui volto a tratteggiare diversi temi: quello più in luce è sicura- mente la ricchezza, il potere, risaltati dalla strenua rivalità tra il facoltoso allevatore Bick Benedict (Rock Hudson) e l’improvvisato petroliere Jett Rink (James Dean). Lo stesso titolo del film, e del romanzo di Edna Ferber da cui è tratto, allude al Texas e alle sue dimensioni enormi: una terra che, non solo fa da sfondo alla storia, ma è anche motivo di orgoglio e di passione per i suoi protagonisti e che rappresenta il luogo dei ricordi più cari.

Nella prima parte del film viene descritta la vita matrimoniale dei Bene- dict: il facoltoso Bick, porta la sua giovane sposa Leslie (Elizabeth Taylor) dal Maryland a Reata, dove la ragazza si scontra con la sorella maggiore del marito, Luz (Mercedes McCambridge), colei che tiene le redini della tenuta ed esercita una forte influenza sul fratello. La realtà del ranch, dove l’autorità è dispiegata con arroganza e disprezzo nei confronti dei messicani, sconvolge la giovane donna, istintivamente portata a dar loro conforto e aiuto; al suo fianco, però, trova Jett, un bracciante che come tanti lavora per i Benedict e che sostiene Leslie nella solidarietà verso gli Indios. La figura di Jett, inizialmente in ombra, emerge lentamente nel momento in cui riceve in eredità da Luz un appezzamento di terreno: la sua testardaggine nel rifiutare le diverse offerte in denaro da parte dei Be- nedict si dimostra vincente quando quel fazzoletto di terra rivela il proprio tesoro nascosto, il petrolio. In breve tempo Jett diventa ricchissimo e la sua nuova condizione accresce ulteriormente l’odio di Bick, consapevole che il ragazzo provi un sentimento per sua moglie.

Nella seconda parte del film, con un salto temporale notevole, si parla del progressivo decadimento della famiglia Benedict, a favore della scalata so- ciale dei petrolieri, con i figli della coppia che prendono strade diverse da quelle di genitori. Rimane costante la figura di Jett, ormai arricchitosi defi- nitivamente e divenuto proprietario di un albergo, ma sempre più logorato dall’invidia per una passione mai consumata con Leslie.

Della durata di oltre tre ore, Il gigante è il ritratto, carico di sentimentali- smo, dell’America della prima metà del Novecento, e del Texas, terra im- mensa, aspra, bruciata dal sole, ma sostanziosa e sanguigna. Un’opera im- portante ed imponente, soprattutto per il fatto di aver trattato, in buona parte, il delicato tema del conflitto razziale, in un’epoca durante la quale l’argomento rappresentava di per sé una sfida-denuncia all’autorità costi- tuita. È, inoltre, lodevole ammirare come cambia l’atteggiamento e l’e- spressione del capofamiglia dei Benedict dai primi anni di matrimonio, in cui disprezza gli indigeni, fino alla fine del film, in cui sorride al nipotino ibrido e lotta per difenderne la reputazione. Sebbene nella seconda parte la descrizione e la storia dei personaggi principali vengano trattati con super- ficialità, la prima incanta per la bellezza e la desolazione dei paesaggi texa- ni e per la bravura degli attori protagonisti. Da notare quanto Il gigante sia un film molto più moderno di quanto si pensi: l’avidità di successo, la
lotta per l’amore di una donna, la discriminazione razziale, la famiglia ar- caica che si modernizza attraverso il ricambio generazionale sono temi at- tualissimi, a quasi sessanta anni di distanza dall’uscita della pellicola.

Il regista George Stevens scritturò immediatamente Rock Hudson e James Dean (con il quale avrà, durante le riprese, diversi scontri verbali), mentre per la parte di Leslie pensò a Grace Kelly; fu grazie all’insistenza di Hudson che il regista decise per Elizabeth Taylor, con la quale i rap- porti non erano stati idilliaci ai tempi di Un posto al sole.

Il film fu costellato di incidenti e contrattempi: il regista dovette tenere testa agli eccessi di James Dean, sedare la profonda rivalità e inimicizia tra i due attori protagonisti e destreggiarsi tra le malattie della Taylor. Il film è, comunque, uno dei più grandi successi dell’epoca (George Stevens vinse l’Oscar quale miglior regista dell’anno) e si regge sui tre grandi attori.

Elizabeth Taylor, nella parte della deliziosa moglie del proprietario del ranch, dal punto di vista della quale si osserva la vicenda, offre l’interpreta- zione di una donna di grande spirito e sensibilità, che acquista tolleranza ed invecchia con grazia. Il ruolo richiede di invecchiare di trent’anni nell’arco della vicenda, e la Taylor interpreta con l’usuale calore gli anni giovanili del suo personaggio e si dimostra molto a sua agio nell’affrontare le problematiche di una madre e successivamente di una nonna. Rock Hud- son recita con onestà e si dimostra convincente, seppur non particolar- mente profondo; ma è James Dean, qui nel suo ultimo film, che con il ruolo del piccolo e povero possidente che diventa un magnate del petrolio, regala l’interpretazione più realistica e penetrante del film (memorabile la scena in cui, con la felicità di un bambino, si bagna dell’oro nero che spruzza dal suo piccolo terreno): una pietra miliare della sua brevissima carriera.

Voto: 8

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