Cake

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Cake – Stati Uniti 2014 – di Daniel Barnz

Drammatico – 102′

Scritto da Ivana Mette (fonte immagine: imdb.com)

Claire Simmons (Jennifer Aniston) soffre. Il suo dolore fisico è evidente dalle cicatrici che segnano il suo corpo e dal modo in cui si trascina in giro, sussultando a ogni tentativo di fare un passo. Non è brava nemmeno a nascondere il suo dolore interno, quello che le portano le sue emozioni. Spinta fino al punto dell’insulto violento,la rabbia di Claire ribolle in quasi tutte le sue interazioni con gli altri. è stata allontanata da suo marito, dai suoi amici; anche il suo gruppo di supporto sul dolore cronico l’ha buttata fuori. L’unica persona rimasta nell’altrimenti solitaria esistenza di Claire è la sua badante e domestica, Silvana (Adriana Barraza), che poco sopporta il bisogno di liquori e pillole del suo capo. Ma il suicidio di Nina (Anna Kendrick), uno dei membri del gruppo di supporto, fa giungere in lei una nuova ossessione. Facendosi continue domande sulla morte di una donna che conosceva a malapena, Claire esplora il confine fra vita e morte, abbandono e cuore spezzato, pericolo e salvezza. Mentre si insinua nella vita del marito di Nina (Sam Worthington) e del figlio che la donna ha lasciato, Claire forse troverà un modo di salvare se stessa.

Con la sua prima interpretazione drammatica la Aniston segna il suo effettivo ingresso nella rosa di Hollywood, dimostrando, dopo decenni di brillanti, ma talvolta scadenti commedie, la bravura che l’ha portata nella soleggiata meta californiana. Intensa e coinvolgente è la sua interpretazione che raggiunge con un forte impatto lo spettatore il quale, si ritrova rapito dal suo dolore, lo sente come proprio. Il dolore di una donna che, per qualche ragione, è quello di tutti e il suo cammino, costellato di rifiuto e cadute nel vuoto, la porterà ad affrontarlo, nel tentativo di superarlo. Un film dolce e amaro, che nella rappresentazione scenica della sofferenza fisica e psicologica della protagonista, nella sua perdita, ritrova un senso profondo di empatia tra attore e personaggio e tra il personaggio e il suo spettatore.

Quest’ultimo viene inglobato nella visione di una pellicola che è narrata interamente dal punto di vista della protagonista, di cui tuttavia non vediamo mai soggettive o altri espedienti tecnici che ci portino ad immedesimarci in lei. Eppure la penetrazione all’interno del suo essere avviene. I suoi sentimenti ci colpiscono e ci segnano e la accompagniamo nel suo cammino senza dare giudizi, seppur tendenzialmente veniamo a primo impatto portati ad accettarla sgradevolmente in quanto protagonista e a farci carico della sua vicenda. Vicenda che in realtà ci viene mostrata dall’esterno, con una telecamera a mano che, senza eccedere di piani sequenza, trova un equilibrio perfetto nel mostrarci la protagonista, la cui presenza ci è celata solo in una occasione, nella quale vediamo unicamente la domestica, Silvana, con la figlia, e la sua relazione con il mondo che la circonda, nel quale cerca in qualche modo di trovare conforto e, allo stesso tempo, di sottrarsi dalla sua presenza ed influenza. I toni sono molto grigi, così come pure le atmosfere, rispecchiando in questo modo quello che è l’animo della stessa Claire, il quale fornisce lo spirito ultimo di tutto il film. Pellicola tagliente grazie all’uso delle parole e dei lamenti della donna, la quale non manca occasione di esternare il suo dolore fisico, piuttosto che delle musiche.

Queste ultime sono quasi totalmente assenti e, probabilmente, la loro presenza sarebbe risultata superflua, se non per accentuare un tono già abbastanza marcato. Non di particolare nota risulta essere la fotografia ma, notevole è il sopracitato uso della camera. Apparentemente lineare e semplicistico rivela, al contrario, un attento uso e studio delle inquadrature, seppur non presenti movimenti particolari o visivamente palesemente notabili. Ricalca un po’ il girato del cinema classico: lineare, senza abbellimenti e contornato da un buon uso dei vari piani in modo da portare sempre in risalto il personaggio principale. A donare una nota in più, è il mancato utilizzo di una camera statica e sempre a mano. Vi è una totale mancanza di dolly o carrellate. Il montaggio inoltre è molto fluido anche nelle sequenze in cui poteva essere giustificato un ritmo più serrato dato dal patos della scena. Interessante è la struttura narrativa a puzzle. le informazioni ci vengono lentamente scandite senza adottare la soluzione del “tutto e subito”.

Veniamo portati a porci delle domande per la risoluzione dell’enigma (espediente tipico del cinema classico) e troviamo le risposte frammentate e sparse durante tutto l’arco narrativo, portandoci dunque a desiderare di giungere alla fine del film, in modo da avere tutte le informazioni necessarie per la ricostruzione del puzzle. Questa scelta di sceneggiatura è utile anche la dove si presti alla visione uno spettatore che prenda in antipatia la protagonista per i modi eccessivi da lei utilizzati, costringendolo a restare con la mente incollato allo schermo, in modo da permettergli di giustificare il comportamento apparentemente ingiustificato, appunto, o sproporzionato della donna. Il mondo di quest’ultima è dominato da un rapporto conflittuale tra se stessa e tutto ciò che la circonda. Si tratta di un mondo in cui ogni piccolo gesto assume un peso enorme e un valore totalmente rinnovato. Le cose più semplici e quotidiane ci vengono mostrate come un enorme ostacolo da superare. Ma, alla fine del percorso, di questa ricerca di Claire del senso della vita, che culmina con la preparazione di una torta (da qui anche il titolo del film), desiderio ultimo di Nina prima di morire, per il compleanno del figlio di quest’ultima, vi è la rinascita. Dopo aver sconfitto i fantasmi del suo passato e aver scelto la vita al posto della morte, il presente e il futuro al posto del passato, il film si chiude con toni pacati e velati. Seppur il tentativo di trasmettere, con arie che sobbalzano dal drammatico al vagamente umoristico, e concetti aridamente filosofeggianti, il senso ultimo della vita e il messaggio, forse un po’ retorico, di risalita dopo una violenta caduta nel baratro infernale, il film risulta essere piacevole e in qualche modo seducente, ma solo se si è disposti a provare, almeno per la sua durata, i sentimenti che mette in scena e a raggiungere un compromesso con essi.

Voto: 7

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