Il racconto dei racconti – Tale of Tales

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Il racconto dei racconti – Italia/francia/Regno Unito 2015 – di Matteo Garrone

Drammatico/Fantasy/Horror – 134′

Scritto da Alice Grisa (fonte immagine: imdb.com)

Tre episodi tratti dai racconti di Giambattista Basile. 1-La Regina di Selvascura vuole un figlio a tutti i costi. Un negromante le fornisce una soluzione, ma c’è un prezzo da pagare. 2-Il libertino Re di Roccaforte rimane incantato da un soave canto proveniente da una capanna. Non sa che proviene da due anziane sorelle lavandaie. 3-Il Re di Altomonte alleva una pulce che cresce a dismisura come se fosse un animale domestico. Alla morte dell’animale, lo fa scuoiare e promette che darà in sposa sua figlia, la romantica principessa Viola, a chiunque indovini a chi appartenga quella pelle.

Se la defor​ma​zio​ne​ psyco del sogno di un “Grande​ Fratel​lo​-addic​ted”​ in Reality​ si è tuffata​ in sfuma​tu​re​ inaspet​ta​te​ di favo​la,​ perché​ la fiaba stessa non può, a sua volta, rina​sce​re​ per risco​pri​re​ il reali​smo,​ l’horror,​ il “meravi​glio​so”​ condi​to​ dal grotte​sco​ del quoti​dia​no?​ Ci sono forse dei limi​ti,​ quando​ si parla di cine​ma​ delle attra​zio​ni?​ Questo​ è il noccio​lo​ de Il racconto dei racconti – o il Garro​ne​ dei Garro​ni​ in concorso a Cannes. Il cine​ma​ garro​nia​no​ vuole speri​men​ta​re​ cercan​do​ la nuova chiave,​ i racconti​ di Giambattista Basile, ma, in realtà,​ ricer​ca​ (e ritro​va)​ sé stesso,​ trasfi​gu​ran​do​ la propria​ mate​ria​ usuale​ in un codi​ce​ nuovo in cui però (ri)maneg​gia​ sempre​ gli stessi​ fetic​ci​. Nei tre episo​di​ che riscri​vo​no​ il fantasy, le osses​sio​ni​ di Matteo Garrone (il corpo, il surrea​le,​ le trasfor​ma​zioni,​ le defor​ma​zio​ni)​ esplodo​no​ nel circui​to​ orchi​-draghi​-princi​pes​s​se​-fa-​ te. Dalle foglie​ del bosco al caos delle cuci​ne,​ l’orro​re,​ la mera​vi​glia​ sono spesso​ indi​stin​gui​bi​li​ in un impa​sto​ iperrea​li​sta​. “Le immagini hanno la verità” commen​ta​ il regi​sta​ (e pitto​re!)​ in confe​ren​za​ stampa​. Garro​ne frulla “Sesso, fango e magia”, giova​ni​ e anzia​ni,​ regi​ne​ e circo, Capric​ci​ di Goya, trono di spade, Deca​me​ro​ne​ (anzi, Penta​me​ro​ne,​ come sono chiama​ti i raccon​ti​ di Basi​le),​ attua​li​tà​ ridefi​ni​ta​ e fiabe non Disney,​ comme​dia, trage​dia,​ alto, basso in un modo rigo​ro​so,​ ma che forse avrebbe​ potu​to​ essere​ anco​ra​ più auda​ce​. “Il premio migliore è se va bene in sala” dichia​ra​ il regi​sta​ in confe​ren​za​ stampa​ “Questo film nasce per il pubblico prima che per un festival“. E punta a sedur​re,​ diver​ti​re,​ spaven​ta​re,​ terro​riz​za​re,​ strabilia​re​ gli spetta​to​ri​ soprat​tut​to​ nel buio della sala. Proprio​ come il cine​ma​ di una volta.

L’inten​si​tà​ dell’im​ma​gi​na​ richia​ma​ l’incan​to​ di Méliès​ e delle origini (origi​ni nomi​na​te​ dallo stesso​ Garro​ne)​ rime​sco​lan​do​lo​ con le rego​le​ della semioti​ca​ e della foto​gra​fia​ cura​ta​ dallo stesso​ diret​to​re​ di Cronen​berg;​ la regina​ (Salma Hayek) con il figlio​ del drago è costrui​ta​ tra geome​trie​ ghiacciate​ e bilan​cia​ta​ tra il rosso, il nero e il bianco​. L’epi​so​dio​ delle sorel​le​ che incan​ta​no​ il Re (Vincent Cassel) mischia​ il nero al rosso alle tona​li​tà​ pa-​ stello​ “sporca​te”​ oppor​tu​na​men​te​ dalla foto​gra​fia​. Quello​ della pulce si sparge​ in un cocktail​ tra azzur​ro​ polve​re,​ grigio​ e bianco​. Si cerca un “plus” nel linguag​gio​ e Garro​ne,​ già libe​ro​ dalla pati​na​ “case​rec​cia”​ di “italia​ni​tà”​ (inqua​dra​tu​re​ da soap, foto​gra​fia​ da tele​no​ve​la,​ storie​ da foto​ro​man​zi),​ cerca di rende​re​ il “visio​na​rio”​ qualco​sa​ di più: un esperi​men​to,​ un’avan​guardia​ per i pala​ti​ radi​cal​ chic di Cannes,​ una “grande​ bellez​za”​ da ritro​vare​ nelle pieghe​ del (tanto di moda) fanta​sy​. Si può fare tutto per scate​na​re quell’antica meraviglia che è(ra) il cinema? Si può e si deve. Non ci sono limi​ti​. E anche per questo,​ forse, un new Garro​ne​ avrebbe​ potu​to​ osare anco​ra​ di più, soprat​tut​to​ sul piano dei movi​men​ti​ di macchi​na​.

Intan​to​ il regi​sta​ di “Gomorra” vince una scommes​sa,​ quella​ di trova​re​ la realtà​ nella fiaba, dopo aver pesca​to​ la fiaba dalla realtà​ distor​ta​. La galle​ry​ di freak (l’orco,​ il drago, la vergi​ne,​ l’anzia​na,​ i circen​si​ – tra cui Alba Rohrwacher e Massimo Ceccherini -, il princi​pe​ albi​no,​ la pulce abnorme)​ non rappre​sen​ta​ altro che la rasse​gna​ di masche​re​ di una realtà​ attuale​ (e non priva dei suoi “cucchiai​ni​ quoti​dia​ni”​ di horror)​ che soffre​ le stesse​ psico(pato)logie descrit​te​ in un anti​co​ libro di fiabe. L’egoi​smo​ di una mamma, l’osses​sio​ne​ eroti​ca​ di un uomo, l’anzia​na​ che si fa scorti​ca​re​ per torna​re​ giova​ne​ (la prossi​ma​ frontie​ra​ della chirur​gia​ esteti​ca?)​ e, quando​ torna davve​ro​ giova​ne​ e stupen​da,​ si trasfor​ma​ nella Joe giova​ne​ di Nympho​ma​niac​ (Stacy Martin), il padre e la figlia​ che non comu​ni​ca​no se non coper​ti​ di sangue,​ le illu​sio​ni​ che si spengo​no​ crescen​do,​ i sacri​fi​ci inuti​li,​ l’uomo​ che cerca a tutti i costi di piega​re​ la natu​ra​ alla cultu​ra​ ma no, non è quasi mai possi​bi​le​. Né allo​ra​ né ora. Nessu​na​ diffe​ren​za​ tra noi e le princi​pes​se​. Il raccon​to​ dei raccon​ti​ è l’uni​ver​sa​le​.

Voto: 8

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