La pelle dell’orso

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La pelle dell’orso – Italia 2016 – di Marco Segato

Avventura – 92′

Scritto da Elena Rimondo (fonte immagine: imdb.com)

Anni Cinquanta. In un villaggio sulle Dolomiti bellunesi un orso terrorizza gli abitanti sbranando gli animali. Pietro, un vedovo scorbutico e perennemente ubriaco osteggiato dai compaesani, decide di partire per trovare l’orso e ucciderlo. La sua sfida viene accolta con risate di scherno, ma Pietro non desiste. Il figlio Domenico si lancia all’inseguimento del padre, benché questi sia divenuto quasi un estraneo ai suoi occhi. Complici la solitudine dei boschi e i pericoli incombenti, padre e figlio si riavvicineranno, riscoprendo l’affetto reciproco.

In questo​ ulti​mo​ perio​do​ la lette​ra​tu​ra​ e il cine​ma​ sembra​no​ aver risco​per​to il rappor​to​ tra geni​to​ri​ e figli, in parti​co​la​re​ tra padri e figli. Tra i tanti si ricor​da​no,​ ad esempio,​ la comme​dia​ nostra​na​ Mamma o papà? (2017) di Riccardo Milani con Paola Cortellesi e Antonio Albanese, e il tragi​co Un padre, una figlia (2016) del rome​no​ Cristian Mungiu. La pelle dell’orso, tratto​ dall’o​mo​ni​mo​ roman​zo​ di Matteo​ Righet​to,​ s’inse​ri​sce​ nel mede​si​mo​ filo​ne,​ ma il rappor​to​ tra padre e figlio​ ha delle carat​te​ri​sti​che parti​co​la​ri​. Innan​zi​tut​to,​ non si può di certo dire che il proble​ma​ sia costi​tui​to​ dall’ec​ces​si​vo​ attac​ca​men​to​ del padre verso il figlio​. Anzi, tra Pietro e il figlio​ Dome​ni​co​ è spari​to​ ogni tipo di dialo​go,​ tanto che i due si compor​ta​no​ come dei perfet​ti​ scono​sciu​ti​. In secon​do​ luogo, la figu​ra​ materna​ qui è assen​te,​ anche se solo all’ap​pa​ren​za​. Dome​ni​co,​ infat​ti,​ è rima​sto orfa​no​ di madre anni prima, ed è proprio​ il desi​de​rio​ di sape​re​ le circo​stanze​ della sua morte che lo spinge​ a riavvi​ci​nar​si​ al padre. Il dolo​re,​ prima che l’affet​to,​ è ciò che permet​te​ a padre e figlio​ di rista​bi​li​re​ un dialogo​ e un rappor​to​. Allo stesso​ tempo, sul suo percor​so​ alla ricer​ca​ del padre, Dome​ni​co​ incon​tra​ una donna desti​na​ta​ a diven​ta​re,​ seppur​ per poco tempo, una sorte di madre adotti​va:​ si tratta​ di Sara, una vendi​tri​ce​ ambu​lan​te,​ figu​ra​ un tempo molto diffu​sa​ nei paesi di provin​cia​ e in montagna,​ ma oggi prati​ca​men​te​ scompar​sa​. Look da femmi​ni​sta​ ante​-litte​ram​ per neces​si​tà,​ più che per scelta,​ sarà lei ad impar​ti​re​ a Dome​ni​co​ una specie di educa​zio​ne​ senti​men​ta​le​ e ad inse​gnar​gli​ il rispet​to​ per l’altro​ sesso.

Dal padre, inve​ce,​ Dome​ni​co​ impa​ra​ a confron​tar​si​ con una natu​ra​ più matrigna​ che madre bene​vo​la​. Da questo​ punto di vista l’orso​ è la meta​fo​ra​ perfet​ta,​ poiché​ concen​tra​ su di sé tutto ciò che di nega​ti​vo​ l’uomo​ attri​bui​sce alla natu​ra,​ ovve​ro​ forza bruta e incon​trol​la​bi​le,​ crudel​tà​ e pote​re​ distrutti​vo​. L’orso​ incom​be​ sul villag​gio​ e sui due prota​go​ni​sti​ fin dall’i​ni​zio​ del film, ma si pale​sa​ solo verso la fine, in una scena che, proprio​ perché​ girata​ senza far ricor​so​ ad effet​ti​ specia​li,​ può benis​si​mo​ compe​te​re​ con quella, cele​ber​ri​ma,​ di The Revenant, in cui Leonardo di Caprio viene ridot​to​ in fin di vita da un’orsa​ furi​bon​da​. L’orso,​ insom​ma,​ è una meta​fo​ra​ del male, e non a caso gli abitan​ti​ del villag​gio,​ visto lo stato in cui sono state ridot​te​ le loro bestie,​ si convin​co​no​ che sia il “diaol” (il diavo​lo)​ a visi​ta​re​ le loro stalle​ di notte. E poiché​ il diavo​lo​ è “respon​sa​bi​le”​ delle male​fat​te​ umane, proba​bil​men​te​ l’orso​ spaven​ta​ perché​ in lui l’uomo​ vede rifles​sa​ la sua crudel​tà​. Porta​re​ a casa “la pelle dell’or​so”,​ costi quel che costi, è per Pietro​ l’uni​co​ modo per espiare​ le proprie​ colpe e per ricon​qui​sta​re​ la dignità​ perdu​ta​ agli occhi della comu​ni​tà​. Man mano che la ricer​ca​ dell’or​so​ si fa sempre​ più fati​co​sa​ e scarse​ le proba​bi​li​tà​ di trovar​lo,​ sfuma il sospet​to che Pietro​ si ostini​ a perse​ve​ra​re​ per la ricom​pen​sa​ in dena​ro​ promes​sa​gli dal suo capo. Ben presto​ la sfida contro​ i compae​sa​ni​ si trasfor​ma​ in una sfida contro​ sé stesso​ (per aver salvo l’ono​re​ e l’affet​to​ del figlio)​ e la natu​ra,​ che è la vera prota​go​ni​sta​ del film. La furia distrut​ti​va​ dell’or​so​ è prean​nun​cia​ta​ nelle nubi tempo​ra​le​sche​ che si adden​sa​no​ a gran velo​ci​tà,​ sulle cime imper​vie​ dei monti, negli strapiom​bi​ e nei temi​bi​li​ morsi di vipera​. La soli​tu​di​ne​ impo​sta​ dalla monta​gna​ e la minac​cia​ incom​ben​te​ fanno però scatu​ri​re​ l’affet​to​ sopi​to​ tra padre e figlio,​ un affet​to​ che si esprime​ non trami​te​ le paro​le​ – i dialo​ghi​ sono pochi e scarni​ – ma attra​verso​ sguardi​ e momen​ti​ (per lo più di paura) condi​vi​si​. E qui un elogio​ parti​co​la​re​ va a Marco Paolini, che nel ruolo del padre divo​ra​to​ dalla rabbia​ e dall’al​col​ si rive​la​ esse​re​ anche un otti​mo​ atto​re​ di cine​ma​.

Voto: 7

 

 

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