In un posto bellissimo

Italia,  2015 – di Giorgia Cecere- Drammatico– 100′-

Scritto da Carlo Danieli (fonte immagine:MyMovies)

Lucia e Andrea, ovvero una coppia all’apparenza normalissima. Entrambi con un lavoro sicuro e una vita agiata, fatta di piccole sicurezze e tanta ordinarietà. In realtà dietro il paravento della normalità, si nascondono in Lucia ansia e insoddisfazione per una vita che non la realizza e un marito troppe volte assente, che in passato l’ha anche probabilmente tradita. A poco a poco troverà il coraggio per ritrovare sé stessa, grazie anche all’incontro con il venditore ambulante Feysal, e uscire dal suo piccolo mondo antico, verso un futuro ignoto e tutto da scrivere.
Giorgia Cecere firma il suo secondo film, concentrandosi su una storia fin troppo comune ma sempre attuale: il rapporto coniugale, la famiglia, il senso delle cose. Lo fa con una pellicola sussurrata e priva di colpi di scena, giocata tutta sulle sottili interpretazioni dei due splendidi protagonisti, Isabella Ragonese e Alessio Boni. Più delle parole, sono le loro espressioni a parlare, i loro gesti, nei quali, sopratutto in Lucia, si nasconde l’incertezza che la vita che ha scelto non sia quella giusta. La radiografia dei sentimenti analizzati dalla Cecere è tanto sottile che quasi si fa fatica a percepire. Lontano dagli strepiti e dagli isterismi mucciniani, la Ragonese e Boni si fanno interpreti di una storia che vuole essere normale. Andrea e Lucia sono forse l’emblema della società d’oggi, sono ognuno di noi: né buoni né cattivi, né vittime né eroi, semplicemente sono, esistono, chiusi nelle loro s-curezze e nella loro nido familiare, nel quale in vero, nemmeno si sentono troppo a loro agio.

Arriva il momento delle grandi domande: è possibile una vita diversa? Per Lucia sì, e così comincia il lento processo verso l’apertura al mondo, processo simbolicamente rappresentato dalla volontà di prendere la petente, quasi a volere guidare finalmente lei la propria vita. Fondamentale nodo del film è inoltre l’incontro tra Lucia e il venditore ambulante Feysal con il quale la stessa instaura uno strano rapporto ma comunque alla pari; la presenza di un universo di precarietà esistenziale così diverso ma in fondo anche affine a lei, la spinge ad aprirsi all’altro, culminando in un gesto non comune per una come lei. Davvero molto bene riuscita è la figura di Feysal, interpretato dall’attore non professionista Feysal Abbaoui; una figura di immigrato finalmente non stereotipata e priva di qualsiasi retorica e pregiudizio: né vittimista, né sottomessa, né arrogante, né tenera né pietosa, ma straordina-riamente dignitosa. Della recitazione ottima della Ragonese e di Boni si è detto, bisogna aggiungere i validi comprimari: un cast corale che comprende Piera Degli Esposti e Paolo Sassanelli, per un film che nulla di straordinario ha da dire, ma centra il bersaglio grazie ai toni delicati e sensibili che pervadono un’atmosfera che richiama al cinema francese.

Voto:6

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