La sedia della felicità

Italia, 2013 – di Carlo Mazzacurati – Commedia– 94′ – Scritto da Carlo Danieli (Fonte immagine: Padovaoggi)

Otto sedie perfettamente identiche, uno scrigno nascosto dentro una di esse. Tre personaggi, un estetista, un tatuatore e un prete alla ricerca del misterioso tesoro, tra maghi, cimiteri, medium, e splendidi paesaggi d’alta montagna.Se lo sentiva Carlo Mazzacurati che questo sarebbe stato il suo ultimo film. Così ha deciso di riunire tutti gli attori a cui era artisiticamente legato in maneira più forte pe regalarci questa autentica perla di sottile comicità che è La sedia della felicità. Un film stranamente solare, a dispetto della filmografia del regista padovano, che forse per la sua ultima opera, ha voluto lasciarci con un pizzico di speranza e allegria. La trama è semplice e divertente, e ricorda, con le dovute differenze, il leoniano Il buono, il brutto, il cattivo, con i tre persoanggi principali, ora come allora, prima divisi poi per forza di cose uniti, alla ricerca di un misterioso tesoro nascosto. Nascosto in una sedia, della quale ne esistono otto identiche versioni, sparse per le province del nordest italiano. In questo viaggio alla rcierca del tesoro che potrebbe cambiare le loro vite mediocri ed infelici, i nostri eroi perdenti e perduti finiranno per trovare la felicità, quella vera.Fortemente radicato in quelle terre dove Mazzacurati ha sempre vissuto, quel nordest italiano ormai allo sfascio, La sedia della felicità sorprede per la sua ricchezza di gag comiche, finemente costruite con la sapienza di chi conosce i propri conterranei e le loro pecche più grandi, ma anche con la tenerezza di chi sa guardare a loro con paterna comprensione.

I due protagonisti, Dino e Bruna, sono estranei al contesto nordico del film: anche se non ne viene spiegata la loro origine è facile inuirne la provenienza “forestiera”. Proprio attraverso il loro sguardo esterno e “straniero” Mazzacurati dipinge una terra piena di contraddizioni, popolata da volgari personaggi senza il minimo scrupolo che sembrano caricature di sè stessi. A loro si affianca un’umanità spesso debole ed ingenua, dove i vizi superano di gran lunga le virtù e i problemi di ogni natura (familiari, sociali, economici…) sono all’ordine del giorno. Come sempre però il regista padovano non “condanna” mai le sue creature, così umane e così vicine alla realtà, ed anzi sembra proprio comprenderne la natura contraddittoria, dove il bene si affianca al male con sorprendente naturalezza. La differenza, rispetto alle opere precedenti del regista, la fa quel tocco di leggerezza e spensieratezza che spesso Mazzacurati ha volutamente trascurato nelle sue pellicole. In La sedia della felicità il lato comico è la parte dominante, sebbene il riso non sia mai fine a sè stesso. La risata infatti nasce spesso dalla catastrofe e da situazioni buffe quanto paradossali. Insomma un riso sottile ed intelligente, quasi amaro. Il cast è di altissimo livello, a partire dall’affiatato duo MastrandreaRagonese (già sperimentato da Virzì in Tutta la vita davanti), senza dimenticare il terzo incomodo Battiston e poi i vari Balasso, Bentivoglio, Orlando, Albanese, Artuso, la Ricciarelli, la Vukotic e tanti altri che vanno a formare un’autentica e divertente galleria di personaggi bizzarri e sopra le righe. Il film è liberamente ispirato ad un’opera di Mel Brooks, datata 1970 e ambientata in russia, Il mistero delle 12 sedie.

Voto:8

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