Sotto una buona stella

Italia,  2014– di Carlo Verdone –Commedia– 110′ –

Scritto da Carlo Danieli (fonte immagine:Cineblog)

Federico Picchioni, ovvero l’italiano borghese medio con una bella posizione sociale, una compagna ventenne e una famiglia con moglie e due figli lasciata in disparte per inseguire un sogno di eterna giovinezza. Ma che succede se la ex moglie muore, c’è bisogno di occuparsi, non solo economicamente, dei figli, mentre il lavoro nel frattempo precipita? A salvare la situazione la nuova vicina di casa, Luisa Tombolini. Verdone ritorna sul tema della crisi non solo economica ma anche familiare già esplorata nel precedente Posti in piedi in paradiso. Il problema è che non non aggiunge nulla in più rispetto all’opera precedente ed anzi peggiore le cose. I personaggi sono quasi gli stessi, con l’aggiunta della vicina di casa Luisa, (Paola Cortellesi) che prende il posto della Ramazzotti e con l’aggiunta di due figli problematici, Lia e Federico, che sembrano voler far pagare al padre la colpa di averli abbandonati dal punto di vista affettivo. Se la Cortellesi regge bene il ruolo e risulta simpatica oltre che sufficientemente spigliata, i figli invece, Lorenzo Richelmy e Tea Falco, sono il punto nettamente debole del film.

Se Richelmy rimane un po’ in ombra e appare abbastanza insipido, la Falco veste i panni di un personaggio piuttosto pretenzioso e insopportabile, forzato a tal punto da voler apparire a tutti i costi originale e sensibile, ma in realtà antipatico e indigesto, complice un’interpretazione non all’altezza. Verdone insomma tenta di parlare dei problemi della contemporaneità, con il suo solito universo iperbolico e parodistico, mescolando situazioni plausibili e situazioni più fittizie, con lo scopo di parlare direttamente al cuore della gente per ridare speranza e sorriso in un’epoca difficile come quella attuale. L’anima più vera di Verdone, che a tratti era emersa in Posti in piedi in Paradiso, qui è del tutto sepolta in una serie di situazioni statiche e siparietti da sit com. Solo un simpatico finale riesce a salvare in parte un film quasi tutto da dimenticare. Il tentativo di raccontare il reale schierandosi dalla parte degli ultimi fallisce di fronte ad una storia che pare decisamente costruita a a tavolino e perciò poco spontanea. L’idea della famiglia unita come antidoto alla crisi rimane uno dei pochi punti positivi del film.

Voto: 5

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