The Hunted – La preda

The Hunted– USA,  2003– di William Friedkin – Azione/Thriller– 94′ –

Scritto da Carlo Danieli (fonte immagine:MyMovies)

Un ex componente delle forze speciali antiterrorismo, reduce da una sanguinosa missione in Kossovo, si è rifugiato nelle foreste innevate dell’Oregon. Qui semina terrore e morte contro chiunque cerchi di catturalo. Per porre fine alla questione viene chiamato in suo ex istruttore, che lo conosce bene.Si è detto che The Hunted – La preda di William Friedkin assomigli terribilmente sia a Rambo e che a Il fuggitivo. Al primo perché ne ricalcherebbe la trama, al secondo per la presenza di Tommy Lee Jones e per la tematica della fuga. Non si può condividere una tale affermazione: se è vero che il tema del reduce di guerra che impazzisce è stato ampiamente sfruttato da diverse pellicole, prima fra tutte Il cacciatore, è altrettanto vero che nel caso di The Hunted Friedkin traccia una linea di demarcazione forte e decisa rispetto al cinema precedente. Insomma The Hunted assomiglia solo a sé stesso ed anzi ancor di più assomiglia al suo autore. Friedkin o si ama o si odia: senza dubbio è uno di quei registi che non lasciano indifferenti, perché capace di imprimere una poetica ben precisa al suo cinema. Il suo stile è ben riconoscibile in ogni sua opera e The Hunted non fa eccezione.

La trama è solo un pretesto per raccontare le paure, i deliri, le lotte interiori e con i propri simili dell’uomo moderno, spesso in fuga da sé stesso e dal mondo. Il tema principale del film è tutto giocato sul rapporto fra i due protagonisti, Tommy Lee Jones, il cacciatore, e Benicio del Toro, la preda. Il loro è un rapporto filiale, non esente da un certo affetto e stima, proprio come avviene tra padre e figlio. L’uno è stato maestro di vita per l’altro e punto di riferimento imprescindibile. Ma quando il Dio supremo, in questo caso la società civile fatta di regole, impone al padre di sacrificare il figlio, proprio come il Dio d’Israele fece con Abramo, questi non esita a compiere la sua missione salvifica, per una verità superiore. Il film di Friedkin è stupendamente essenziale nella trama e nei dialoghi: è un film di pura regia, ma questo non deve sviare il lettore. Non si tratta di un prodotto preconfezionato secondo modelli standard pensati per soddisfare la più vasta fetta di pubblico possibile. E non si tratta nemmeno di un film autocelebrativo del talento del proprio regista, capace di non dire nulla (ricordate La grande bellezza?). Stiamo parlando invece di un film innanzitutto coerente fino in fondo con il proprio autore. La sua è un’estetica che molto sembra dovere all’ispirazione del caso, al colpo di genio improvviso, all’impeto creativo di un cineasta che procede per tentativi, ben conscio che il fallimento è sempre dietro l’angolo, pronto a subentrare in qualsiasi momento.

Nonostante ciò Friedkin non è mai sceso a compromessi e la sua altalenante filmografia lo dimostra. In The Hunted la genialità del regista si manifesta in un film giocato su inquadrature capaci di essere sia esplicative della trama sia evocative di ciò che alla trama è sotteso, e su un montaggio che non procede per logicità narrativa ma si impone di privilegiare l’emozione e il ritmo. Come un grande inseguimento, che nasconde però dentro sé significati più nascosti. Per questo non possiamo parlare di somiglianze con i vari Rambo e/o Il fuggitivo di turno. Siamo su due pianeti opposti, su due modi di fare cinema che differiscono diametralmente. La fotografia di Caleb Deschanel completa il film, aggiungendo ciò che la regia non può dare. Grazie ad una galleria di immagini fredde, rarefatte ed estremamente realistiche essa riesce a dare un tono astratto, antico ma allo stesso tempo reale alla storia. Le prove dei due attori principali sono eccellenti. The Hunted è dunque un film importante e significativo, seppure disarmonico e piuttosto discontinuo. Possiede quella forza nascosta che in Friedkin non manca mai, ma sembra un’opera minore rispetto a molte altre del regista, a suo modo incompiuta, o comunque incapace di esprimere appieno tutto il suo enorme potenziale. Ma pur sempre da vedere.

Voto: 6

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