La vita invisibile di Euridice Gusmao

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A Vida Invisíve – Brasile 2019 – di Karim Aïnouz

Drammatico – 103′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: imdb.com)

Euridice sogna di diventare una pianista affermata e Guida spera di incontrare l’amore della sua vita. Siamo nel 1950 a Rio de Janeiro e, le due sorelle, pur avendo grandi speranze per il loro futuro, vivono oppresse dagli ideali conservatori dei genitori. Nonostante la volontà del padre di allontanare l’una dall’altra, Euridice e Guida non smettono mai di cercarsi con la speranza che un giorno potranno riabbracciarsi di nuovo.

Vincitore al 72° Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, il lungometraggio di Karim Ainouz prende ispirazione dal libro esordio della scrittrice Martha Batalha “La vita invisibile di Euridice Gusmao”. La narrazione si sviluppa insieme alle protagoniste che cercano l’emancipazione pur dovendo scendere a patti con il ruolo della donna imposto dalla società dell’epoca. 

Il motivo che spinge Ainouz a realizzare questo adattamento cinematografico è la voglia di raccontare le vite invisibili di quelle donne che sono state troppo spesso predominate dai loro doveri piuttosto che dalle loro volontà. Il regista sostiene che le loro storie non sono ancora state approfondite nel campo letterario e cinematografico: “Come reagiva una donna negli anni ’50 quando aveva il suo primo rapporto sessuale con il marito? Com’era non voler rimanere incinta prima dell’avvento dei contraccettivi?” si domanda il cineasta. Interrogativi che nel nostro millennio sono ormai superati, ma non per questo meno importanti. La pellicola infatti gioca sulla crudeltà carnale, a tratti disturbante, per colpire direttamente allo stomaco lo spettatore che, per un attimo, dubita della sua esistenza credendo di essere invisibile come le protagoniste. 

Qui le donne sono disumanizzate, diventano fantasmi, ombre dei personaggi maschili. A rendere percepibile questa sensazione sono le scelte cromatiche, Ainouz predilige colori saturi con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile ai personaggi e slegare lo spettatore da quello che potrebbe essere il paesaggio esotico che incornicia le vicende. La location infatti è verosimile ma, in alcune occasioni, risulta eccessiva, come i comportamenti restrittivi imposti dai mariti e padri. Questa disparità sensoriale, visivamente calda e accogliente ma interiormente fredda e scostante, dà vita ad un melodramma tropicale.

Con La vita invisibile di Euridice Gusmao il regista abbraccia il suo esordio cinematografico Madame Sata in cui veniva ritratta la vita della nonna e delle sue sorelle. Ma a differenza di quest’ultimo, definito da Ainouz come in un documentario che pedina i suoi personaggi mostrando gioia, dolore e solidarietà, l’ultimo lavoro punta sul dramma familiare classico.

La vita invisibile di Eurice Gusmao uscirà nelle sale italiane il 12 settembre in contemporanea con l’uscita de Il castello di Ipanema, secondo libro di Martha Batalha. Per l’occasione anche il primo libro, omonimo del film, tornerà nelle librerie in una nuova edizione.

Voto: 8

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