Lolita

USA 1962 – di Stanley Kubrick – drammatico – 153′

Scritto da Gloria Paparella (fonte immagine: imdb.com)

Il professor Humbert si trasferisce a Ramsdale e affitta una stanza nella casa di una vedova, Charlotte Hage. La donna lo fa oggetto di un costante corteggiamento che farebbe scappare via il professore al più presto se non si fosse invaghito di Lolita, la figlia adolescente della sua padrona di casa…

Uno schiaffo alla morale perbenista dell’America degli anni Sessanta, il cui eco si protrarrà fino ad American Beauty, passando per Velluto Blu.

Nel suo primo film inglese il maestro Stanley Kubrick si fa demiurgo di un intreccio di sensualità, morbosa passione, gelosia e vendetta. Tratto dal censuratissimo romanzo di Vladimir Nabokov, “Lolita”, oltre che il ritratto della torbida relazione tra la ninfetta e il maturo padre-amante, vuole esse- re soprattutto un’indagine sconvolgente sui sentimenti più ancestrali del- l’animo umano. Il film di Kubrick ha al suo attivo un cast di primo ordine: la giovane Sue Lyon, la grande Shelley Winters e i due grandissimi James Mason e Peter Sellers.

La scena con la quale si apre è molto bella: l’incontro finale fra un Hum- bert (James Mason) disperato e un Quilty (Peter Sellers) disfatto con ultimi lampi di genio, un pezzo di alta classe che fa venire l’acquolina in bocca, tanto sono bravi gli attori.

La condanna di una società in continua putrefazione avviene attraverso la rappresentazione di padri di famiglia in agitazione, di comitati in allarme per la protezione dei giovani. Ed ecco l’ala della perversione: Lolita (Sue Lyon), una sedicenne che ammicca e sorride al suo futuro patrigno dietro gli occhiali neri. E il professor Humbert è così rapito dalla passione da es- sere disposto a sposare la sua padrona di casa pur di rivedere la ragazza.

Una passione che gli esalta i sensi così tanto da devastargli il cervello, mon- targli dentro come un canto di perversione e condurlo al delitto. Ovviamente la complessità del personaggio e del romanzo da cui il film è tratto è limitato per motivi produttivi: ma al di là delle spinte erotiche trattenute a causa della censura, Lolita punta sull’accentuazione della dimensione grottesca dei comprimari, in particolare del personaggio interpretato da  Peter Sellers, che in questa pellicola, ancora prima de Il Dottor Stra- namore, mostra le sue incredibili trasformazioni. Quando uscì nel 1962, le critiche fioccavano da tutti i giornali: a scandalizzare era il tema della pedofilia, della sessualità spinta al massimo: in realtà, al termine della pellicola si può affermare che Lolita è più carnefice che preda del potere dell’adulto/padre/maschio ed è lei stessa a decidere liberamente di affidarsi al suo giovane sposo nel finale.

Il film presenta, infine, alcune scene davvero spassose: Humbert ubriaco, a mollo nella vasca con un improbabile bicchiere galleggiante che accetta con uno sguardo ebete le condoglianze degli amici per la morte della moglie (Shelley Winters); Lolita, bimbetta perversa che imbocca dall’alto Humbert con l’uovo della colazione. Da vedere anche solo per questo.

Voto: 8

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