Spartacus

USA 1960 – di Stanley Kubrick – kolossal/storico/biografico – 197′

Scritto da Gloria Paparella (fonte immagine: imdb.com)

Nel 73 a.C. il gladiatore Spartacus capeggia una rivolta di schiavi a cui Roma fa fronte inviando un contingente militare. I ribelli però sconfiggono i legionari e poi si dirigono verso il Sud. Non essendo riuscito a ottenere le navi necessarie alla fuga da alcuni pirati arabi, Spartacus decide di assediare Roma. Ma la guerra contro Crasso sarà una disfatta. Spartacus, dopo aver dovuto uccidere in combattimento l’amico Antonino, viene crocifisso con altre migliaia di schiavi.

Spartacus può essere considerato come uno dei migliori kolossal mai rea- lizzati, e forse il miglior film sull’antica Roma di tutti i tempi; una pietra miliare nelle rispettive carriere di Kirk Douglas, grandioso nella sua parte, e di Stanley Kubrick. Il regista subentrò già a produzione iniziata sostituendo Anthony Mann, licenziato da Kirk Douglas, protagonista e produttore del film. La prima opera a colori di Kubrick è anche una delle più costose realizzate negli anni Sessanta, campione d’incassi ai botteghini e figlio della caparbietà di Douglas che riuscì con non pochi problemi a produrlo, sfidando persino la politica maccartista americana.

Sul set non mancarono, inoltre, i contrasti tra lo stesso Douglas e il regista: contrasti che, però, ebbero un’influenza positiva sul film, capolavoro di struggente bellezza, un dramma sulla lotta dei deboli e degli oppressi con- tro i potenti, narrati con la giusta dose di violenza e di romanticismo, quasi come un poema di Omero o di Virgilio, e interpretato magistralmente.

Forse si tratta del film meno personale di Kubrick, anche se la sua impronta la si può ritrovare nella fotografia e nelle inquadrature geometriche; ma può essere considerato un lavoro epico dal sapore moderno, anche nei dia- loghi che hanno un carattere attuale.

Grande spazio alla scenografia, molto riguardo per i costumi, abbondanti e spettacolari sequenze di massa (girate in Spagna), con due scene su tutte curate con straordinaria abilità. La prima, filmata da Mann, è il duello nel- l’arena tra Spartaco e Draba, alla quale occorsero oltre 50 ciak per com- pletarla. L’altra, quella ben più famosa, riguarda la battaglia finale tra l’e- sercito di Spartaco e quello di Crasso (Laurence Olivier); quest’ultima sequenza, diretta dal titolista Saul Bass, fa uso della sovrapposizione d’immagine.

Gli attori, tutti di primo piano, mostrano capacità assoluta nel ruolo affida- to, malgrado numerosi litigi sui set, specialmente tra Laurence Olivier e Charles Laughton, che poco si sopportavano. Originale ad ogni modo l’idea di far interpretare ad attori inglesi il ruolo dei romani e a quelli americani quello degli schiavi, tranne che per Jean Simmons, l’unica attrice parlante ad eccezione del breve dialogo delle due “matrone romane” in oltre tre ore di film. 4 premi Oscar (Migliore Attore non Protagonista a Peter Ustinov, Mi- gliore Scenografia, Migliori Costumi e Migliore Fotografia). Finale un po’ romanzato ma superbo.

Voto: 9

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