E poi c’è Katherine

Late Night – Stati Uniti, 2019 – di Nisha Ganatra

Commedia – 102

Scritto da Maria Vittoria Guaraldi (fonte immagine: Ansa)

 

“Chi è Miranda? ”  “Oddio farò finta che questa domanda tu non me l’abbia mai fatta! ” Andy, quando entra nella redazione di Runway, non ha assolutamente idea di che cosa l’aspetti. Anche in E poi c’è Katherine, diretto da Nisha Ganatra, abbiamo una donna carismatica e spietata in questo caso a capo di un talk show che va in onda a tarda notte, Tonight with Katherine Newberry. Katherine comanda una squadra di soli uomini e non sembra intenzionata ad assumere donne. Quando scopre che il suo programma è in crisi e sta per essere rimpiazzata da una conduttrice più giovane, entra in scena Molly, giovane indiana che lavora in un’industria chimica. Molly cambierà le carte in tavola e sta a lei farsi valere o tornerà alla fabbrica. Il film si ispira alla figura di Mindy Kaling– scrittrice, produttrice, e attrice- pioniera nel mondo dello spettacolo. Mindy Kaling ha rotto parecchie barriere in quanto prima donna  di origine indiana a ricoprire il ruolo di sceneggiatrice per la serie tv di successo The office ma anche a creare un programma che porta il suo nome The Mindy Project e a scrivere due best-seller  pubblicati in tutto il mondo.

Il racconto, quindi,  dovrebbe avere come fulcro l’emancipazione di una donna di origine  indiana che conduce una trasmissione  di successo con un ruolo di primo piano anche in qualità di sceneggiatrice. Una donna capace di essere irriverente, pungente e insostituibile. Quindi dovrebbe parlare di Molly. La pellicola si discosta del tutto dal tema di base e mette al centro una donna inglese che deve difendere il suo ruolo perché giudicata superata e non in linea con i tempi. È, inoltre, antipatica e fredda tanto da chiamare i suoi dipendenti con un numero perché non si ricorda i loro nomi. In questi termini il film appare scontato soprattutto quando accenna senza approfondire quello che sembra un caso Weinstein al femminile. Il premio Oscar Emma Thompson, nei panni di Katherine Newberry, appare sprecata e troppo simile a Pamela Travers, il suo personaggio in Saving Mr Banks.

Mindy Kaling avrebbe dovuto essere la protagonista con la sua dolcezza e intraprendenza nel farsi strada in un ambiente  dominato da uomini che qui sono dipinti come delle persone un po’ scansafatiche senza delle idee brillanti. E poi c’è Katherine non ha un forza prorompente e originale che possa far vedere quanto sia difficile per una donna ottenere un ruolo di prestigio ed essere ascoltata soprattutto se il colore della tua pelle è scuro. In molti punti rimane in sospeso in particolare  sulla vita di Molly , che sembra che viva sola ma in realtà c’è una ragazzina con lei. Ha un carattere molto espansivo ma dice di non avere amici. Il tutto rimane una brutta copia de Il diavolo veste Prada combinato con Scusate se esisto di Riccardo Milani. Le battute irriverenti combinate con qualche sentimentalismo perdono scorza e le fanno sembrare adatte a uno di quei libri che si trovano a poco prezzo nelle librerie.

Voto:5

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