Figlia del vento

Jezebel – USA 1938 – di William Wyler – drammatico – 104′

Scritto da Gloria Paparella (fonte immagine: imdb.com)

Nella New Orleans di metà XIX secolo, la orgogliosa e ribelle Julie entra in conflitto con la mentalità conservatrice dell’alta società locale. La sua apparizione al tradizionale ballo di debutto in un provocatorio scollato vestito rosso porta alla rottura del suo fidanzamento con Pres. Si ritrove- ranno tre anni ma, al ricevimento organizzato da Julie nella certezza di poter riconquistare il perduto amore, la giovane viene a sapere del suo matrimonio con Amy, una sobria ragazza newyorchese. I suoi successivi intrighi porteranno all’uccisione in duello dell’amico Cantrell per mano del fratello di Pres. Espierà la sua colpa ottenendo da Amy di poter ac- compagnare Pres, che nel frattempo è stato contagiato dalla peste, nel lazzaretto dell’Isola dei Lebbrosi.

Basato sul lavoro teatrale di Owen Davis (portato in scena a Broadway con scarso successo da Miriam Hopkins nel 1933), La figlia del vento è stato prodotto come risposta anticipata di Via col vento, una rivincita nella mancata vittoria del ruolo di Scarlett O’Hara da parte di Bette  Davis. Il nome originale del film, Jezebel, fa riferimento a un personaggio biblico, ovvero “colei che commette il male al cospetto di Dio”: una giovane ribelle che provoca il castigo da parte di una società conformista ed im- prontata al culto cavalleresco della donna (in tal senso è chiaramente sim- bolica la sequenza del bastone che Pres (Henry Fonda), fidanzato di Julie (Bette Davis) si ripromette di usare nei suoi confronti). Memorabile è poi la scena all’Olympus Ball, in cui la protagonista arriva vestita con un abito scollato di colore rosso, anziché indossare un vestito bianco come si conve- niva alle ragazze nubili: ciò crea scandalo negli ospiti che si distanziano dalla giovane e da Pres, il quale a fine serata la lascia.

Il personaggio di Julie appartiene alla Davis, che irradia lo schermo in ogni scena in cui è presente: il suo non è un male effettivo, ma consiste nel desi- derio di ostentarlo, e la sua presenza e le sue idee (quelle provocatorie, ad esempio, sul “tradimento”dei nordisti) scaturiscono, quindi, il conflitto con gli altri personaggi, portando alla morte in duello dell’amico Buck (George Brent). Gli eccessi e i capricci della ragazza fanno sì che gli altri la lascino sola, come una peccatrice marchiata dal loro disprezzo, ma che finisce per chiedere perdono persino alla nuova moglie newyorkese dell’ormai ex fidanzato, Amy (Margaret Lindsay), la quale le consente di seguire Pres, contagiato dalla “febbre gialla” (altro parallelismo con Via col vento), al suo capezzale.

William Wyler, che inizia qui un lungo periodo di collaborazione con la Davis, utilizza lunghi piani sequenza per rivelare gli aspetti moralistici e ideologici del film, i cui toni melodrammatici sono accentuati nelle sequen- ze che mostrano il contagio della peste e nel finale, con il pentimento da parte della protagonista. Bette Davis (al suo secondo Oscar) dà prova ul- teriore del suo talento e del suo temperamento nell’interpretare una giova- ne donna del Sud che non accetta il proprio ruolo sociale, eroina in qualche modo del mondo femminista. Accanto a lei, un giovane e solido Henry Fonda, in un film pieno di fascino capace di eguagliare, se non superare, a livello artistico il più commerciale Via col vento.

Voto: 9

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