Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street

Sweeney Tod-The Demon Barber of Fleet Street , USA, Regno Unito,  2007– di Tim Burton – Drammatico/Horror/Musical/Thriller– 116′ –

Scritto da Cristina Coccia (fonte immagine:MyMovies)

Ingiustamente arrestato ed esiliato ai lavori forzati dal giudice Turpin, interessato a sua moglie Lucy, il barbiere Benjamin Barker torna dopo 15 anni con il nome di Sweeney Todd e, scoperto che sua moglie si è avvelenata in seguito ad una violenza di Turpin, trama vendetta.
Che Tim Burton sia il regista del gotico, del dark, della satira sociale per eccellenza è stato ampiamente dimostrato, ma nel suo ultimo lavoro, la profondità che caratterizza le sue tematiche (e che ormai abbiamo apprezzato in tutti i suoi film), lo porta ai limiti della drammaticità. In ogni sua opera, plasma un suo alter ego, proietta il suo estro in creature assolutamente fuori dagli schemi, eroi dall’animo gentile e sensibile condannati dalla società e costretti ad esistere ai margini di una realtà che non appartiene alla loro natura: le creature di Big Fish, di Beetlejuice, l’investigatore Ichabod Crane di Sleepy Hollow, il demone di Nightmare Before Christmas e i vari mostri di tutte le sue storie, non sono altro che inadeguati e fragili individui che ricoprono il ruolo di anti-eroi straniati e che si impongono nella vicenda come emblema dell’incomunicabilità. I personaggi di questa pellicola sono i solitari protagonisti delle loro storie, che camminano scontrandosi qua e là con il destino e con i loro errori e tutto torna indietro come un boomerang.

“Mai dimenticare, mai perdonare” è la frase chiave del film, e il fantasma del barbiere Benjamin Barker non ha dimenticato, anche se tutti l’hanno abbandonato: è tornato nel porto di Londra su una nave con le vele nere per vendicarsi del giudice che lo condannò ingiustamente, impadronendosi di sua moglie e della loro figlia e ora ha una nuova amica e complice, la signora Lovett, padrona della sua vecchia casa.La scenografia vittoriana e oscura di Dante Ferretti è impeccabile, e l’ambientazione da racconto di Allan Poe rende il musical un thriller macabro con momenti che ricordano la commedia classica alla My Fair Lady. Tutto è giocato su un affascinante contrappunto tra immagini da vecchio film horror e musica, dove ogni particolare è stilizzato, reso grottesco e deformato. Ci si ritrova in una realtà da incubo, in una fiaba in cui la vendetta è il lieto fine tanto atteso e in cui il sangue diventa un elemento chiave della narrazione, il fine ultimo dell’attesa e della brama del protagonista. Non c’è spazio per i sogni ma solo per incubi e gole tagliate nel mondo di Sweeney Todd, e Johnny Depp è interprete impietoso e misurato che non lascia trasparire nessuna emozione dal suo candido volto, ma solo il selvaggio bisogno di perpetuare morte e vendetta in ogni suo gesto. Accanto a lui un cast di attori e caratteristi molto convincenti (la Bonham Carter su tutti) avvolti dalla musica che disegna sinesteticamente l’amore, la vendetta, la realtà tragica della storia.

Alla base di tutto c’è quasi un paesaggio acustico da requiem e la morte e il sangue sono fili che delineano trama e intreccio attraverso il canto, alla disperata ricerca di far riconciliare il barbiere innamorato con il suo dolore. Il disperato killer di Fleet Street è un’icona dell’insensatezza, della misurata pazzia che si contrappone alla civiltà e che raggiunge tutto il suo splendore nel bellissimo finale in cui il sangue appare come lacrime che lo riportano a congiungersi alla sua fragile dimensione umana. Nella tragedia di Sweeney Todd c’è quanto di più oscuro e fiabesco possiamo trovare in Burton: tutto ciò che ci ha sempre affascinato nella sua doppia personalità di infantile architetto di incubi cartoonizzati e stilizzati (da guardare con il cuore più che con gli occhi), qui è portato all’ennesima potenza. Tutto è servito su un piatto d’argento dal suo più devoto allievo, il magnifico Depp, che lascerà per sempre nella storia del cinema dark, il ritratto di un’anima disincantata che nasce dal buio, che torna all’oscurità, celando un incolmabile dolore espresso soltanto dai suoi straordinari occhi felini in cui è possibile scorgere, di tanto in tanto, un esile barlume riflesso dai suoi rasoi d’argento.

Voto:9

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