Vogliamo anche le rose

Italia 2007 – di Alina Marazzi – documentario – 85′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: imdb.com)

La regista Alina Marazzi racconta il percorso di un’intera generazione femminile cresciuta negli anni ’50 e maturata nei ’70 attraverso anni di lotte, rivoluzioni culturali ed economiche, alternando materiali d’epoca a fonti dirette autobiografiche (i tre diari di tre donne, Anita Caprioli, Teresa Saponangelo e Valentina Carnelutti).

È un piccolo gioiellino quello realizzato da Alina Marazzi, che senza troppi strombazzamenti se ne esce fuori con un film-documentario che rinverdisce con grazia un genere che spesso rischia di apparire pedante, noioso e scolastico. Quando si parla di emancipazione femminile poi il coro degli sbuffi dei maschietti non trova più argini, immaginando la terribile nonché tragica rottura di scatole su un argomento (i diritti civili delle donne nonché la loro parità con gli uomini) che peraltro trova ancora oggi notevoli oppositori-denigratori.

Eppure la Marazzi riesce nel miracolo di far scorrere con un’eleganza dav- vero sublime gli 85 minuti della visione, alternando filmati d’epoca (per lo più interviste e riprese delle proteste “di piazza”) a materiali di diversissi- ma origine: disegni, schizzi, fotografie incollate su sfondi inanimati, ani- mazione rustica, effetti surrealisti alla Monthy Python, giù giù fino alle canoniche riprese video “tradizionali”. E le virgolette di tradizionali non sono casuali, mostrando la Marazza un occhio fotografico e un’abilità di regia davvero notevole, riuscendo a far sorridere, riflettere e a tratti a in- quietare notevolmente (vedi la scena grottesca della lavorazione delle bam- bole con l’annesso passaggio delle teste sul tappeto di scorrimento).

A chiudere il cerchio il fiume di parole profondamente personali ed emoti- ve (con un tocco raffinato che solo delle riflessioni femminili possono go-
dere) all’insegna della protesta verso ogni autorità, istituzionale e maschile, che metta in discussione la libertà della donna. La ribellione d’altronde  non raggiunge mai punte estreme e resta sospesa in un alone di poesia no- vecentesca struggente ed evocativa.

Non si sfiora mai la volgarità, neanche quando si propongono disegni pe- dagogicamente espliciti di educazione sessuale, né tantomeno quando al- cune donne vengono riprese più o meno interamente nude, in pose artisti- che, genuine e vitalistiche. Toccando punte di estremo lirismo nell’esplora- zione quasi pudica della donna sdraiata nella vasca da bagno.

Il montaggio è l’operazione più riuscita dell’opera, capace di trattenere as- sieme i vari flash in un unico filo conduttore che riesce a lasciare gli schizzi abbastanza liberi di svariare senza scadere in una serie di immagini anar- chiche buttate a casaccio. Un quadro narrativo che resta lineare solo in uno squisito abbozzo storico, riuscendo a ricreare con successo un clima cultu- rale e sociale complesso e contraddittorio come era quello dell’Italia del ventennio ’60-70, spaccata tra cattolicesimo, boom economico, contesta- zione e marea rossa.

Voto: 8

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