John Carter

USA 2012 – di Andrew Stanton – fantasy/avventura – 132′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: imdb.com)

John Carter è un veterano della guerra di secessione americana, che viene misteriosamente trasportato sul pianeta Marte (lì chiamato Barsoom) dove scopre un mondo diverso, i cui abitanti sono barbari alieni, verdi e alti tre metri. In precedenza Barsoom era un mondo simile alla Terra, diventato meno ospitale a causa della sua età avanzata: gli oceani sono evaporati e l’atmosfera si è assottigliata. L’imbarbarimento del pianeta è dovuto anche ai continui combattimenti tra gli abitanti, al fine di sopravvivere. Lungo il suo viaggio incontra Tars Tarkas, uno degli “alieni verdi”, e salva la principessa marziana Dejah Thoris, di cui si innamora, appartenente al popolo degli “uomini rossi”. Grazie alla sua forza e al suo coraggio, John Carter diventerà il leader di una guerra che divide le due diverse razze che popolano il pianeta.

Il primo motivo per cui balza all’occhio John Carter è la regia di An-  drew Stanton, autore di quel capolavoro dell’animazione (e non solo) che è stato Wall-E (2008), oltre ad altri film di successo come Alla ricerca  di Nemo (2003) e A Bug’s life (1998). Questo è quindi la prima escursione fuori dal campo dell’animazione, pur restando nei dintorni della produzione di genere, essendo l’opera spesata e commissionata dalla Disney. Il campo scelto è quello di un’avventura sci-fi molto Spielberg-hiana, con rimandi e allusioni tematiche all’estetica (non 3D) di gioiellini come Avatar e District 9. Il soggetto (fondato sull’opera letteraria di Edgar Rice Burroughs, in particolare il romanzo Sotto le lune di Marte) è sviluppato
ottimamente attraverso la stesura di una sceneggiatura agile, snella e mo- derna al punto giusto, puntando su dialoghi secchi e scattanti, in un delica- to equilibrio tra humour e drammaticità epica. Particolarmente curati e riusciti anche la fotografia e gli effetti speciali, che ricalcano un po’ (anche per la commistione di generi) il moderno Thor di Kenneth Branagh e decisamente molto l’immancabile Star Wars (specie nell’Episodio I).

Il ritmo serrato, l’impatto visivo luccicante ottenuto con scenografie e co- stumi sontuosi, una recitazione mai sopra le righe ed un messaggio di fondo più che condivisibile (la capacità dell’ingegno umano di sconfiggere un determinismo sociale facendo ricorso all’astuzia e alla propria forza di volontà) rendono John Carter una vera e propria sorpresa sia su un piano “critico” sia riguardo alla pura godibilità della visione. Come ciliegi- na sulla torta è da segnalare l’ottima prestazione di un cast privo di nomi famosi ma che trova in Taylor Kitsch una figura all’altezza di un ruolo difficile per la sua complessità psicologica (almeno nei punti iniziali dell’opera, calati in un Far West molto Eastwood-iano).

Paradossalmente il film è stato un vero e proprio fallimento commerciale, che è costato alla Disney diverse centinaia di milioni di euro. Ennesima dimostrazione (se mai ce ne fosse stato bisogno) che spesso i responsi del mercato sono inversamente proporzionali alla qualità artistica.

Voto: 8

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