Io prima di te

Me Before You, Regno Unito,  USA,  2016– di Jojo Moyes – Drammatico/Sentimentale– 110′ –

Scritto da Erika Sdravato (fonte immagine:Amazon)

Lou è ottimista frizzantina rasserenante colorata oltremodo loquace e, nonostante i 26 anni, non sa cosa fare del suo domani; Will è ricco bello intelligente meditativo generoso carrieristico e, appunto per questo, assolutamente inverosimile: a riportare il suo personaggio a quella normalità fatta di complicazioni e difficoltà che ciascuno di noi conosce bene, la sceneggiatrice e autrice dell’omonimo best seller, Jojo Moyes, provvede subito innestando nella sua vita su schermo nientemeno che una malattia incurabile combinata con l’amore in lenta progressione, e tragicamente ostacolato, tra i due. Ragioniamo sul titolo: non è ben chiaro a quale dei protagonisti abbinare i due pronomi personali e questa è la prima spia di come entrambi siano quasi interscambiabili proprio per la loro iniziale diversità e la loro finale, nonchè decisiva, reciprocità. Veniamo agli attori: per quanto riguarda il cast si decide di andare sul sicuro in un’ottica filoteenageriale, attingendo a risorse impiegate in seriali kolossal fantasy come Game of Thrones per Emilia Clarke e Charles Dance, Hunger Games per Sam Claflin ed Harry Potter per Matthew Lewis. Arriviamo alle singole interpretazioni: Emilia Clarke colleziona una serie spesso inutile, ridondante ed interminabile di faccine e smorfie di stupore: a tale eccesso interpretativo aggiunge quasi per accumulo – oltre all’esibizione di sopracciglia animate da vita propria – sorrisi spontanei e contagiosi, che rendono il suo personaggio nel complesso godibile e cartoonesco (complici i discutibili outfit indossati nella prima parte del film e accantonati nella seconda, quando la sua complicità con Will avvicina così tanto i personaggi da renderli sempre più equivalenti, anche sotto il punto di vista esteriore).

Sam Claflin, d’altro canto, lavora più sulla ricchezza interiore che gli regala il suo Will, fatta di momenti di isolamento decisioni drastiche e gioie contenute sotto la coltre della sua infermità fisica. A proposito di questa, è bene sottolineare come vengano celate a priori le difficoltà reali e concrete della tetraplegia: tutto ciò che può sconvolgere visivamente il pubblico è abolito di default e, anzi, convertito in scenari da sogno, comfort smodato, viaggi di lusso, concerti di musica classica e bellezza qualunquistica, a prerogativa di una surreale semplicità e spesso superficialità generali che invalidano la percezione della sofferenza vera. Ciò che si rimprovera a questa fiaba moderna di genere romcom, in breve, è il non saper andare oltre al clichè: il classico topos della giovane ingenua candida innocente e squattrinata contrapposta al facoltoso rampollo cinico ovviamente affascinante e solitario, il fidanzato di lei (Patrick, un bravissimo Matthew Lewis) poco presente nella coppia e concentrato unicamente su se stesso, le prevedibili difficoltà dai toni drammatici ad osteggiare il rapporto degli sfortunati amanti. A salvare la sequela di ovvie convenzioni d’intreccio, due componenti importanti, senonchè cruciali: la sempre più frequente attenzione della cinematografia americana a proporre accenni di femminismo (che mostra come sia la figura maschile a necessitare di salvezza da parte di una donna, alla quale affidare se stessi ad aeternum) e la riflessione estrema sulla dicotomia vita-morte, che scongiura un ending falso e/o miracoloso.

Io prima di te è un romantico lacrimogeno cinematografico a colpi di ambientazioni paradisiache, abitini kitch e fintamente mal abbinati, musiche ben inserite in un montaggio tutto sommato incalzante, dialoghi credibili e ben adattati nel passaggio da pagine del romanzo a script. È un’estasiante favola con un epilogo commovente, che elicita tematiche serie a metà tra il realismo più credibile strappato alla quotidianità e l’impianto quasi magico ed a tratti, appunto, incredibile che ogni storia d’amore sa raccontare (e tanto amato dal pubblico young adult). È sicuramente un buon film per i più giovani, per chi vuole sognare ridere e piangere insieme e per chi, senza torcersi in grandi congetture d’intelletto, voglia meditare sul significato della morte. E di chi, dopo, resta.

Voto:7

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