La teoria del tutto

The Theory of Everything, Regno Unito,  2014– di James Marsh– Biografico/Drammatico/Sentimentale– 123′ –

Scritto da Erika Sdravato (fonte immagine:MyMovies)

Il film racconta la straordinaria ed edificante storia di una delle più grandi menti viventi del mondo, il rinomato astrofisico Stephen Hawking, e di due persone che contro ogni probabilità hanno sfidato gli ostacoli più imponenti con il loro amore. Capiamo che il giovane Stephen (Eddie Redmayne) è anni luce avanti rispetto ad un qualsiasi dottorando di cosmologia nel momento in cui consegna al suo Professore (David Thewlis) un biglietto del treno stropicciato scusandosi di aver portato a termine solo nove esercizi su dieci. Eseguiti in pochi minuti e tutti corretti. Comprendiamo quanto grande sia il suo patrimonio umano nel momento in cui si relaziona e confronta e compensa con la sua futura moglie, Jane (Felicity Jones), conosciuta ad una festa qualunque in mezzo a decine di cervelloni come loro. Da lì conoscenza e sentimento si intrecceranno sempre più saldamente fino a quando la malattia arriverà per tentare di spezzare il legame intessuto tra le due componenti, piegando Stephen su una sedia a rotelle, buttando all’aria il suo futuro di giovane promettente, costringendo una delle menti più affascinanti ed avanguardistiche degli ultimi millenni in un corpo indebolito sofferente caduco, al quale vengono pronosticati due soli anni di vita.

Ed allora saranno Jane e Stephen a combattere e riempire, dapprima soli, il tempo che rimane loro, per non sprecarne neanche un secondo: prima tre figli, poi un’amicizia bellissima con Jonathan (il Charlie Cox di Stardust, 2007), un insegnante di pianoforte e fede, infine le cure di Elaine (Maxine Peake), un’infermiera che sembra una Jessica Rabbit dallo spirito materno. James Marsh (The King, 2005; Man on Wire – Un uomo tra le torri, 2008; Project Nim, 2011; Shadow Dancer, 2012) dirige questo biopic/drama e i suoi due meravigliosi protagonisti in maniera pulitissima e magistrale, onorando e valorizzando la componente umana della storia raccontata attraverso l’attenzione conferita alla figura femminile: Jane è il perno su cui fa leva il punto di vista generale. Lei è una donna forte e temeraria, raccoglie il guanto di sfida lanciatole in faccia dalla malattia di Stephen e lo indossa come un’arma contro le difficoltà che deve superare. Stephen non è solo suo marito, E’ anche suo figlio, un suo paziente, il suo mentore, la sua metà a tutti gli effetti. Lei cattolica credente e devota a Dio ed alla letteratura, lui logico pragmatico e sagace: il loro livello di compensazione culmina nell’influenza totale dell’una sull’altro. Anche dopo il loro divorzio. Anche quando Stephen capisce che l’unico modo per dimostrare a Jane quanto la ama è lasciarla andare con un altro uomo, quel giovane vedovo che lo ha assistito come solo un fratello può fare e che ha educato i figli all’arte della musica. La teoria del tutto non confonde mai il facile pietismo con la dolcezza del sentimento della sensibilità umana. Dimostra invece, costantemente, come un uomo riesca a trovare una sua soluzione interiore anche di fronte alle avversità più estreme.

Questo, solo se supportato da individui altrettanto potenti nella loro delicatezza interna, come può esserlo una moglie che è in grado di amare in modo incondizionato, un amico rispettoso o una persona sollecita alla dedizione più completa. Poco importa se, talvolta, la pretesa di realtà tipica dei biografismi non viene rispettata (come accade per il magico appuntamento al ballo tra Stephen e Jane o per il passaggio in cui il protagonista subisce l’ennesimo colpo infertogli dalla malattia proprio quando si allontana dalla sua amata): la bellezza della caratterizzazione dei personaggi supplisce incredibilmente a qualsiasi pecca si possa trovare al film e la bravura degli interpreti (menzione d’onore a Redmayne, vincitore di un Golden Globe come Migliore Attore Drammatico) sbalordisce uno spettatore già rapito dalla forza del messaggio del film e dalle sue indiscutibili qualità intrinseche. Così è il tempo a dettare le regole della visione della vita (n)e(l)l’universo di Stephen, ad aver giocato un ruolo quanto mai fondamentale nella produzione de La teoria del tutto (indicativi sono i tre anni passati a convincere la vera Jane Hawking ad accettare la possibilità di girare un film tratto dal suo libro biografico ed eloquenti i dieci anni di lavoro impiegati dallo sceneggiatore Anthony McCarten per la stesura dello script) ed ad aver scandito, per un quarto di secolo, una delle più toccanti storie d’amore di sempre. Costellata di buchi neri e fuochi d’artificio.

Voto:8

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