Nella casa

 

Dans la maison, Francia,  2012– di  François Ozon– Drammatico/Thriller– 105′ –

Scritto da Erika Sdravato (fonte immagine:Amazon)

 

Un ragazzo di sedici anni si installa nella casa di un suo compagno di classe alla ricerca di ispirazione per i suoi componimenti scolastici. Colpito dal talento e dall’indole insolita dello studente, il suo professore di francese ritrova il piacere dell’insegnamento, ma l’intrusione scatenerà una serie di eventi incontrollabili. Prendi un professore di letteratura ed un giovane allievo, stabilisci che il loro legame debba andare al di là della verifica del martedì e fai sì che la combinazione dei loro intenti produca un cocktail micidiale che travolgerà entrambi e le loro famiglie, più o meno acquisite. Già perchè Germain insegna a Claude a scrivere, ma non favolette o poesiole in rima baciata, quanto piuttosto una storia vera, una storia reale di vita vissuta giorno dopo giorno dal ragazzo in compagnia dell’amico Rapha e dei suoi genitori. E’ in questo modo che viene a svilupparsi, in maniera spontanea e quanto mai curiosa, la trama del film di Ozon, che è anche trama della vita dei due protagonisti e trama delle vicende che animano il racconto di Claude. Il bisogno di scrivere dà avvio alle dinamiche che intercorrono a proiettare il loro autore, Claude, nei suoi stessi componimenti, concretizzando le sue fantasie a discapito di tutti coloro che lo circondano. Germain compreso, ovviamente.

Così viene a plasmarsi una serie infinita di figure complementari: a partire dallo studente e il suo docente – l’uno miniatura dell’altro; fino a Germain e la moglie, Jeanne: prototipi caricaturati di letteratura classica ed arte contemporanea; arrivando poi a Claude e all’amico Rapha: incarnazioni diverse ma ambivalenti di figli in cerca di amore materno; per poi finire con il triangolo Claude, Jeanne e Esther: lui, amante e figlio “illegittimo” di entrambe, e le donne, una controruolo dell’altra, in tutti i sensi. A questo punto la complementarietà che costituisce degli interi chiusi e completi, frutto di avvicinamento e coesione tra due o più parti, manda in cortocircuito le stesse, allontanandole e modificandole una ad una. E se, come in qualsiasi racconto che si rispetti, si parte con A e si finisce con B o addirittura Z, qui Ozon non è da meno. Il dispositivo di alternanza tra la realtà e i componimenti di Claude propone un interessante spunto di riflessione ludica tra i ruoli che tutti, all’interno ma anche fuori dal film, sono chiamati a ricoprire.

Collocare la pellicola nel sistema scolastico e restringere poi i campi visivi di ripresa anche nello spazio chiuso della casa si configura come una scelta precisa che non intende sacrificare le aperture verso il mondo esterno, quanto piuttosto ampliare gli orizzonti di due ambienti: la scuola e la famiglia, appunto, sui cui tanto ancora è bene interrogarsi e costruire nuovi quesiti, scardinandone proprio dall’interno i suoi costrutti e le sue convenzioni: e qui mi riferisco ad una serie di elementi che solleticano i contenuti più considerevoli del film, come la trasmissione biunivoca del rapporto professore/allievo e la mancanza di assoggettamento dell’uno nei confronti dell’altro; l’uniformità della massa di capre che studiano e la consueta presenza di cellule di solitudine ed esclusione, indice di diversità; la ricerca di Claude di un posto nella famiglia “ideale”•; la volontà di ciascuno di voler essere o diventare al tempo stesso narratore e attore della propria vita; l’integrazione e la confusione tra reale e immaginario propria di qualsiasi persona creativa; il problema dell’implosione del concetto “famiglia” e contemporaneamente – su un altro versante – il rinsaldarsi del clan famigliare. Giunti fin qui, la conclusione non può che situarsi nella compresenza finale di Claude e Germain. Il primo distruttore dell’altro ma non per questo vincente. I due come complici si solitudine e finzione, pronti, ancora una volta, ad immaginare insieme altre creazioni, sbirciando sulle e nelle vite altrui e lasciando che la propria vita diventi altro.

Voto:7

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