Passioni e desideri

360, Regno Unito,  Austria, Brasile, Francia,  2011– di  Fernando Ferreira Meirelles– Drammatico– 106′ –

Scritto da Erika Sdravato (fonte immagine:ScreenWEEK)

Un caleidoscopio di amori incrociati e relazioni, che collegano personaggi di città e paesi diversi in un racconto che ha per tema la vita amorosa nel ventunesimo secolo. La storia ha inizio a Vienna e si sviluppa fra Parigi, Londra, Bratislava, Rio, Denver e Phoenix in un solo arco narrativo: dalla semplice decisione presa da un uomo – quella di rimanere fedele a sua moglie – scaturisce una serie di eventi che si diramano attorno al globo con conseguenze drammatiche, per tornare infine al luogo della decisione iniziale. Le connessioni tra uomini e donne, i rapporti di coppia, gli incontri emotivi tra persone di differenti estrazioni sociali e provenienze geografiche: da qui parte lo spunto per creare un film che nessuna pretesa sembra avere di portare qualcosa di nuovo sul grande schermo, quello della parentesi non commerciale del cinema tout court. A partire dal titolo (insipido e falsamente languido), in cui si coordinano sostantivi simili, le tematiche trattate da Meirelles si adeguano, collegandosi anch’esse reciprocamente senza però creare reale omogeneità. Non che questa sia una pecca: i difetti arrivano laddove le brevi e numerose storie raccontate si intrecciano tra loro, l’una a discapito dell’altra, l’una senza intaccare in profondità l’altra, senza particolare coinvolgimento di pubblico.

Il regista ci tratteggia un mondo in cui dominano insicurezze, violenze carnali, prostituzione, tradimenti, solitudine, colpe paterne: d’altro canto, in tutto ciò fa emergere, come spia di speranza collettiva, il bisogno di felicità e affetto. Ovvio, no? Direi di sì. Ad ogni modo, se la complessiva piattezza generale non esalta, nemmeno annoia: si tratta di un film che si lascia guardare, se non altro per vedere alla prova grandi attori (del calibro di Hopkins, Weisz e Law), per ammirare comodi in poltroncina grandi capitali europee, per cogliere l’occasione di valutare la complessità delle relazioni umane, che si spezzano e si ricostruiscono sotto altre forme, non per questo di minore intensità le une rispetto alle altre. Si premia dunque la voglia di guardare l’ordinario, il quotidiano, le possibili situazioni di vita sociale e sentimentale di ciascuno di noi, dal punto di vista di uomini e donne come tanti altri. Ed anche, al tempo stesso, la lucidità con la quale la costante ricerca dell’altro è vista in un ottica di ac-crescimento di sè. A 360°, appunto, è come recita il titolo originale.

Voto: 5

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