Gemini Man

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Gemini Man – Cina/Stati Uniti 2019 – di Ang Lee

Azione/Drammatico/Fantascienza – 117′

Scritto da Gabriella Massimi (fonte immagine: imdb.com)

Henry Brogan, un vecchio assassino del governo che cerca di abbandonare la sua carriera, si ritrova a confrontarsi con un clone più giovane di se stesso di nome Junior, che è in grado di prevedere ogni sua mossa. Henry deve scoprire la verità dietro la creazione di Junior e salvarlo dallo stesso oscuro percorso che ha fatto, il tutto mentre combatte contro un sistema corrotto guidato dal suo ex capo Clay Varris, che è deciso a ritirarlo a tutti i costi.

Sono 20 anni che se ne parla, ma più che tentativi di realizzazione tramite cortometraggi o stesura di fogli excel per calcolare i costi, non si è fatto, fino al 2017 quando le redini del progetto passarono al regista taiwanese premio Oscar Ang Lee che risolse il “problema”, con un piccolo aiuto.

Ma partiamo dall’inizio.

Nel 1997 lo sceneggiatore Darren Lemke diede vita a un soggetto originale ma tecnologicamente molto ostico.

La divisione effetti speciali della Disney, cui venne affidata la sceneggiatura, per la regia di Tony Scott, dopo alcuni tentativi tramite il cortometraggio Human Face Project, arrivò alla conclusione che il progetto non era realizzabile nonostante l’utilizzo di tutte le tecnologie di computer grafica disponibili in quel momento.

E così il soggetto di Lemke iniziò a girare per diversi anni tra vari altri sceneggiatori che la modificarono e riscrissero nel tentativo di renderlo realizzabile. 

Gli ultimi a metterci del loro furono lo stesso Lemke, affiancato da Billy  Ray e David Benioff.

Intanto la computer grafica e le tecnologie cinematografiche avevano fatto passi da gigante e finalmente c’era chi poteva occuparsi degnamente del piccolo “problemino” che aveva impedito ad altri di dare vita alla pellicola: la Weta Digital, la casa divenuta famosa per quanto realizzato nella trilogia del Signore degli Anelli.

Quanto già fatto su Andy Serkis per dare vita a Gollum, si decise di fare su Will Smith per dare vita al suo alter ego ringiovanito.

Per la regia di Ang Lee, grande amante ed esperto delle tecnologie a disposizione della computer grafica (ricordiamo la tigre in Vita di Pi), nasce quindi un film che se poco ha da dire relativamente alla trama e allo spessore di personaggi e dialoghi, tanto invece può dirci, anzi, mostrarci, relativamente agli elementi spettacolistici, agli effetti speciali e al fascino di un nuovo 3D, il 3D+ With HFR, ossia con elevato frame rate.

Come spiegato anche nell’intervento a inizio anteprima, il film è stato girato a 120 FPS e riprodotto a 48 FPS per occhio, il doppio rispetto al normale 3D che è riprodotto solitamente a 24 FPS per occhio.

Tutti questi numeri si traducono sullo schermo in immagini di azione estremamente fluide, chiare, ricche di dettagli e molto coinvolgenti.

La somiglianza tra i due Will Smith è incredibile e quando fa il suo spettacolare ingresso in scena Junior, incaricato dalla DIA di uccidere un collega più anziano traditore del governo, ammetto che un sorriso mi è scappato. Mi sono sentita anche io ringiovanita di 20 anni, quando tornata da scuola correvo in soggiorno a guardare il telefilm Willy, Il principe di Bel-Air, la serie che ha lanciato Will Smith nel mondo della televisione e del cinema.

Ang Lee sta probabilmente abbandonando il cinema che gli ha dato il suo primo Oscar (I segreti di Brokeback Mountain) e sta cavalcando una nuova onda che lo stuzzica di più e che sicuramente lo sta portando e lo porterà ad esplorare le tecnologie più avanzate che si stanno ormai facendo spazio nel mondo cinematografico sempre più velocemente; speriamo però che si ricordi sempre di stare ancora facendo del buon vecchio cinema.

Voto: 6

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