Disastro a Hollywood

What Just Happened – USA 2008 – di Barry Levinson – commedia – 104′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: imdb.com)

Viaggio per due settimane nella vita di Ben, produttore hollywoodiano che si barcamena tra le difficoltà del delicato lavoro e della vita sentimentale. Tra registi, star bizzose e l’impegnativo ruolo di padre e marito in crisi.

Il cinema che parla del cinema prendendo in giro sé stesso. Hollywood ri- dicolizzata facendo sfoggio dei celebri luoghi comuni che vogliono lo star system un uragano costantemente imprevedibile. Buttateci dentro un paio di star in una trascinante commedia e avrete i vostri cento minuti che scor- reranno lisci più che filati. Quando poi riesci a radunare un cast davvero d’eccezione come quello che mette assieme Robert De Niro, Bruce Willis, Stanley Tucci, John Turturro, Catherine Keener e Sean Penn capisci che è davvero difficile mancare il bersaglio, soprattutto se riesci a dare il ritmo giusto agli eventi, lasciando che ognuno faccia il proprio dovere.

E questo Levinson (oscar nel 1989 con Rain Men) da buon navigato pro- fessionista lo fa, non lasciandosi prendere troppo la mano ma curando nei dettagli una regia vivace e fresca; senza strafare insomma, adatta alle fami- glie e dotata di quel pizzico di eleganza che ravviva l’interesse degli appas- sionati. Il resto lo fa la sceneggiatura, accattivante per il solo fatto di preve- dere un Bruce Willis nel ruolo di sé stesso con una barba da talebano che si rifiuta di tagliare, rischiando cause legali e la cancellazione di un film. Certo il rischio che una certa artificiosità nella caratterizzazione dei personaggi c’è, tanto è vero che De Niro è quello paziente e sempre calmo, la Keener è la fredda e razionale calcolatrice, Turturro è l’agente insicuro e malaticcio, e alla fine ti chiedi come mai non abbiano messo in mano a Sean Penn un mitra invece di farlo apparire come l’unico “umano” in una gabbia di matti che cercano in continuazione di fregarsi uno con l’altro, in un cerchio di bassezze e pugnalate alle spalle notevole.

Ma nonostante tutto si può sorvolare su queste bazzecole e riflettere sul fatto che al di là dell’apparenza di film da blockbuster Disastro a Holly-  wood presenta altri aspetti interessanti che permettono qualche spunto: la questione del cane su tutte è paradossale; il fatto che l’esito di un film sia determinato da un breve frangente finale è una critica serrata al modo di produzione hollywoodiano (che pensa di trasformare un disastro in un “capolavoro” con un paio di tagli di montaggio) ma anche al pubblico stes- so, incapace di andare al di là di una qualsiasi innovazione, seppur provo- catoria e discutibile, come quella intrapresa dallo schizzato regista (Mi- chael Wincott). E non che quest’ultimo si salvi, canonico artista “male- detto” con problemi di tossicodipendenza e alcoolismo che crede di fare ci- nema “artistico” con una sequenza di violenza del tutto gratuita e avulsa da un film che per il resto appare pienamente inserito negli standard della mediocrità.

Non si salva nessuno insomma, e Ben (De Niro) stesso è un personaggio alla fin dei conti in declino, non del tutto sconfitto in quanto in grado di mantenersi a galla tra gli eventi, ma sempre più incapace di mantenere il controllo su di essi. Rimane qualche barlume di speranza e di successo qua e là (come la risoluzione del casus Willis e le porte lasciate parzialmente dalla sua seconda moglie) ma non sempre la freddezza di stampo inglese riesce a risolvere le intricate situazione, accumulando anzi notevoli insuc- cessi (la scoperta della sessualità spinta della figlia diciassettenne e della presenza di un amante per la moglie, la rivelazione-disastro a Cannes) che sfociano nel finale, simbolico del percorso di decadenza compiuto per tutte le due settimane delle vicende.

Ultima nota per la splendida colonna sonora che propone citazioni diver- tenti (l’accoppiata De Niro-Morricone che torna a più di vent’anni da C’era una volta in America) oltre ad artisti come Nick Drake e Dire Straits.

Voto: 7

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