Pixels

USA 2015 – di Chris Columbus – fantastico/commedia – 105′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: imdb.com)

Nel 1982 la NASA invia nello spazio una capsula del tempo contenente immagini e filmati della cultura terrestre nella speranza di contattare forme di vita aliene intelligenti. Tuttavia, gli extraterrestri interpretano in modo sbagliato dei frammenti di vari videogiochi per l’arcade classici contenuti nella capsula, considerandoli una dichiarazione di guerra, credendo che Pac-Man rappresenti la Terra e i fantasmi che mangia rap- presentino loro.

Gli alieni decidono di assalire la Terra inviando delle armi di distruzione di massa giganti modellate sui personaggi dei videogiochi, incluso Pac- Man, Donkey Kong, Centipede, Galaga e altri. Il presidente degli Stati Uniti d’America chiama in aiuto Sam Brenner, un suo amico di infanzia ed ex-campione di videogiochi arcade, che forma un gruppo di retrogamer suoi amici per combattere gli alieni usando varie tecnologie simili a quelle usate nei videogiochi che devono sconfiggere per salvare il pianeta.

Di film basati interamente o parzialmente sui videogiochi ce ne sono a biz- zeffe. Basti pensare ai vari Resident Evil, Tomb Raider, Final Fantasy, ecc… E non è un caso che le storie più accattivanti e popolari siano quelle collegate con il filone fantascientico-catastrofico. Tali erano d’altronde i primissimi esempi del genere: Tron (1982) e Giochi Stellari (1984). Nel secondo di questi, che più si avvicina essendo quasi omaggiato implicitamente, a Pixels, è addirittura un bambino a salvare il mondo da un attacco alieno, grazie alla sua bravura nei giochi “sparatutto” per astro- navi. La guerra galattica come “gioco” particolarmente adatto per ragazzini è un tema proposto anche in un film assai recente e di discreto impatto cri- tico come Ender’s Game (2013) di Gavin Hood.

La novità nell’opera che vede il marchio di Adam Sandler (protagonista e co-produttore) sta evidentemente, come abbiamo imparato dalla natura
istrionica del personaggio, nell’alleggerire i toni e calare il tutto in un clima più scherzoso, rilassato e comico, cercando di mantenere un taglio avven- turoso/fantastico adatto per grandi e piccini. Lo spirito e la grafica ricerca- no (con volontà senz’altro meno ambiziose e risultati meno riusciti) uno stile visivo cinetico ed iperstimolante che in tempi recenti Edgar Wright ha elevato a livelli notevoli in Scott Pilgrim vs the World.

L’elemento in più di Pixels rappresenta al contempo anche il suo evidente più grosso limite: l’umorismo talora demenziale ed infantile di Adam Sandler, il quale senza dubbio ha interagito con il regista Chris Columbus (non uno sprovveduto, ma un artigiano autore in passato di classici come Mamma ho perso l’aereo e alcuni film della saga di Harry Potter) e gli sceneggiatori Tim Herlihy e Timothy Dowling, andando a definire battute, dialoghi e motivi comici talora di discreta fattura, talaltra di dubbio gusto. Particolarmente riuscita è sicuramente la costruzione di uno dei Presidenti degli USA più divertenti mai visti, grazie ad una verve particolarmente azzeccata di Kevin James. I fan di Game of Thrones saranno lieti poi di vedere Tyrion Lannister (ossia Peter Dinklage) nei panni di un ribelle campione di videogiochi. Il tema di fondo dell’opera è anch’esso un tema che si ritrova di frequente nei film di Sandler: la rivincita degli sfigati, dei NERD. I protagonisti non sono quindi bambini ma adulti rimasti in fondo bambini dentro, in questo caso impersonati dai quei ragazzini che negli anni ’80 erano campioni a smanettare sulle console dei videogiochi e che poi non hanno avuto pari successo nella vita adulta. C’è sempre speranza per trovare un posto nella Storia insomma…

Una nota di merito a Pixels va comunque fatta per l’idea di riuscire a ri- mettere assieme il variegato mondo dei videogiochi classici e pionieristici: da Pac-Man a Donkey Kong, da Centipede a Galaga… Per chi è cresciuto negli anni ’80 è sicuramente un omaggio divertente e gradito, in particolar modo per la cura non scontata della fotografia e degli effetti speciali, che godono peraltro al cinema di un’ottima versione del 3D, senz’altro il forma- to migliore per godersi un’opera poco impegnativa, ma per il suo genere tutto sommato più che dignitosa.

Voto: 6

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