The Bay

USA 2012 – di Barry Levinson – fantascienza/horror – 84′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: imdb.com)

Nella piccola città di mare di Claridge Maryland situata nella Chesapeake Bay, si apprestano i festeggiamenti per il 4 Luglio. Due ricercatori, una biologa francese del Cousteau Institute ed un suo collega dell’università del Maryland, trovano però un alto livello di tossicità nelle acque; l’elevato tasso di inquinamento è collegato al rilascio nell’ambiente di quantità ingenti di escrementi di pollo derivanti dagli allevamenti della zona.

Gli studiosi cercano di avvisare il sindaco, il quale però si disinteressa del problema per non creare disagio all’economia locale. Il risultato è che dei parassiti si sviluppano in maniera incontrollata e cominciano ad aggredire gli esseri umani. La piccola città cade così nel terrore. È un peccato che Barry Levinson non sia riuscito a dare concretezza formale e un’adeguato sfondo stilistico al messaggio contenuto in The Bay.

L’intento infatti è lodevole: sensibilizzare sul tema della sostenibilità am- bientale e sui rischi dell’inquinamento industriale e nucleare, facendo emergere esplicitamente l’orrore che potrebbe scaturire (o che è già scatu- rito?) nelle nostre belle cittadine per la nostra irresponsabilità sociale. L’o- pera di Levinson, poggiante su un soggetto concepito da lui medesimo in collaborazione con Michael Wallach, gioca infatti sull’obiettivo di far emergere alla luce del sole il vero orrore che può generare una combinazio- ne di decisioni prese in maniera improvida, senza essere capaci, o voler tener conto, delle possibili conseguenze disastrose per l’uomo oltre che per l’ambiente.

Il messaggio passa forte e chiaro e nonostante venga espresso strizzando l’occhio al cliché del complottismo politico (mettendo alla berlina tanto la Casa Bianca quanto il politicante locale), fa il suo sporco lavoro. Se l’inten- to era infatti quello di mettere in guardia sulle facili scappatoie offerte dalla modernità nel dominio della Natura e nella realizzazione del sogno ameri- cano, non c’è dubbio che lo spettatore esca dal cinema fortemente turbato e
più cosciente.

Il problema però non sarà tanto cercare di capire l’intreccio scientifico-bio- logico degli eventi, che anzi sono spiegati in maniera esageratamente esau- riente e repentina, quanto piuttosto di riuscire di riuscire a non sbadigliare troppo durante la visione.

The Bay è infatti sostanzialmente un film brutto. Per diversi motivi: castdebolissimo, sceneggiatura totalmente inadeguata, regia inconsistente. L’influsso nefasto di Oren Peli (autore di Paranormal Activity, qui uno dei produttori) spinge Levinson (non l’ultimo degli arrivati, ricordiamolo, bensì il regista premio oscar per Rain Man) a privilegiare la scelta di girare il film come un mockumentary, raccontando la storia attraverso riprese low-fi, per lo più tramite webcam e camere digitali. Una tecnica che dopo  The Blair Witch Project in pochi han dimostrato di saper gestire con il giusto piglio. Purtroppo Levinson non è uno di questi. Il risultato è un thriller che a metà del film ha già spiegato quasi tutto, smorzando la tensione restante; oppure un horror che non riesce a creare momenti di vero terrore; oppure un giallo che viene di fatto svelato troppo in fretta. Le tante storie raccontate non sono sviluppate in maniera adeguata, e l’insieme appare un puzzle assai male assorto, che non riesce ad appassionare per nessuna delle singole vicende. Un grande pasticcio insomma. 

Voto: 4

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