Frozen – Il regno di ghiaccio

Frozen- Usa,  2013– di Chris Buck e Jennifer Lee– Animazione/Avventura/Fantastico/Musicale– 102′ –

Scritto da Robin Whalley (fonte immagine:EuropPosters)

Nel regno di Arandelle la principessa Elsa, destinata ad ereditare il trono, possiede il dono speciale di poter trasformare tutto ciò che tocca in ghiaccio, nelle forme più varie. Questo soprattutto per la gioia della sua sorellina Anna, ma non dei suoi genitori, che a seguito di un incidente la recluderanno, nascosta come un pericolo. Anni dopo, in occasione della sua incoronazione, Elsa non riuscirà a controllare il suo potere e causerà un inverno perenne in tutta Arandelle. Anna, con l’aiuto del mercante di ghiaccio Kristoff, tenterà di convincere Elsa a far cessare il gelo. Il nuovo cortometraggio della Disney Animation Studios si chiama Get a Horse!, è diretto da Lauren MacMullan ed è un lavoro di immensa creatività che riesce a giocare e nello stesso tempo a far riflettere sul debito che l’attuale animazione 3D deve a quella disegnata a mano e, forse, sul futuro stesso che attende il cinema più in generale. In occasione degli Oscar, ve lo posso garantire, ne sentirete di nuovo parlare. Frozen – Il regno di ghiaccio, il lungometraggio che lo segue e a cui è agganciato, non riesce a mantenerne lo stesso livello, certo, ma è comunque qualcosa di notevole che dimostra nei fatti quel-lo stesso debito nei confronti dell’animazione 2D, in particolare a classici dell’età d’oro degli anni ’80 e ’90 come La sirenetta, La Bella e la Bestia e Il Re Leone.

Fin dal titolo e dalla splendida sequenza di apertura, il tema dominante di Frozen è (coerentemente) quello del freddo, presentato in modalità varie e inventive che sono sicuramente uno dei punti di maggiore forza del film. Innanzitutto a partire da un aspetto visivo davvero magnifico e curato nei minimi dettagli, che si tratti del costante utlizzo di varianti dei colori freddi come il verde e il blu (che, qui lo dico convin-tamente, è davvero il colore dominante del cinema di quest’anno) piuttosto che delle spettacolari e sorprendenti forme che vengono fatte assumere al ghiaccio, elemento principale e sempre presente. A un livello più metaforico, che probabilmente sfuggirà ai più piccoli, il freddo è anche quello caratteristico del rapporto fra le due sorelle protagoniste Elsa e Anna, cresciute nella stessa casa eppure separatamente. Qui sta il cuore palpabile del film, che funziona a meraviglia riuscendo inoltre a dare una prospettiva un po’ diversa dal solito, e che rappresenta il merito principale della sceneggia-tura scritta dalla co-regista Jennifer Lee. Dandone una lettura ancora più adulta, il dono/maledizio-ne di Elsa potrebbe essere il simbolo di una qualche forma di instabilità mentale e psicologica.

Tutto questo, naturalmente, è ben confezionato all’interno di una storia raccontata in modo energico e coinvolgente, soprattutto grazie al vasto uso di canzoni in pieno stile Broadway musical, come ormai non si vedeva da anni in un film Disney. Sebbene ottimamente eseguiti e coreografati, i pezzi musicali sono però almeno uno o due di troppo e nessuno risulta particolarmente memorabile. Per intenderci, non troverete un nuovo “Stia con noi” o “in fondo al mar“.Anche la storia non è esente da problemi, specialmente per il fatto che gli eventi sembrano più di una volta dei congegni narrativi al servizio di una formula precisa, nello specifico quella della fiaba, dato che la trama è vagamente ispirata a La regina delle nevi di Hans Christian Andersen. I personaggi secondari sono comunque piuttosto spassosi, in particolare la renna Sven, compagna inseparabile di Kristoff, e il pupazzo di neve Olaf, che regala spesso attimi esilaranti anche se non sempre nel momento o nel modo migliore.
Molte di queste critiche, va detto, non sfioreranno minimamente l’opinione che ne avranno i bambini, a cui questo film è principalmente indirizzato, come è logico. Con le dovute riserve, non è assolutamente difficile capirli.

Frozen sfoggia una sicurezza e una confidenza che non si vedevano almeno dai tempi di Tarzan, anch’esso diretto non a caso da Chris Buck, e dimostra che la casa di animazione più famosa del mondo sta finalmente riacquistando un po’ dell’entusiasmo e della voglia
di intrattenere con cui viene identificata. In definitiva, Frozen non sarà un vero e proprio classico, ma è indubbiamente un passo nella direzione giusta, un esempio di puro entertainment che fa sperare, ora nella veste dell’animazione 3D ereditata dalla Pixar, ad un ritorno alla gloria dei tempi passati.

Voto:8

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