Prisoners

 

USA,  2013– di Denis Villeneuve– Thriller/Noir/Giallo/Drammatico– 153′ –

Scritto da Robin Whalley (fonte immagine:MyMovies)

Giorno del Ringraziamento. Come ogni anno, i Dover invitano a pranzo i Birch per festeggiare tutti assieme. Improvvisamente, però, le due rispettive figlie, Anna e Joy, scompaiono. Sarà l’inizio di una disperata ricerca che porterà specialmente il padre di Anna, Keller, a compiere atti estremi pur di scoprire la verità. Due bambine stanno giocando alla luce del sole, spensierate e indisturbate, finché devono poi torna-re a casa e, d’improvviso, non ci sono più, molto probabilmente rapite da qualche oscura figura. La premessa di Prisoners, diretto da Denis Villeneuve (i cui precedenti includono il nominato all’Oscar La donna che canta), è una di quelle che sentiamo ormai quasi ogni giorno, sia in TV che sui giornali, e che ci è stata raccontata più volte anche nei grandi romanzi e film di ogni epoca. E ogni volta sorgono sempre le stesse domande, alla ricerca di un senso. Come è possibile? Perché tanta, gratuita malvagità? E così via. E’ ovvio che un senso non c’è, ma queste cose accadono comunque. La domanda che si pone invece un film come Prisoners è allora un’altra, ovvero, che conseguenze ha un atto del genere, che tipo di reazioni può provocare, specialmente in coloro che sono i primi interessati, i genitori?

Già per questo motivo il tutto risulta un po’ più interessante ed accattivante, ma non è certo abbastanza per ottenere un buon film. Ecco allora che entra in gioco l’esecuzione, il vero punto di forza di questo film. A partire da una sceneggiatura, scritta da Aaron Guzikowski, intrigante e piena di colpi di scena che si nascondono dietro ogni angolo. Più di una volta, però, è difficile non farsi qualche domanda sulla verosimiglianza di certi eventi. Inoltre, il tono è talmente cupo da non lasciare spazio a nessun tipo di umorismo. Al di là di questo, l’altro motivo che ci tiene incollati allo schermo sono le performance attoriali. Innanzitutto i due protagonisti, Hugh Jackman nel ruolo del padre turbato e decisamente incazzato Keller, e Jake Gyllenhall nel ruolo del detective Loki; entrambi sono in gran forma e mostrano lati inaspettati ed ineditii. Anche il cast di supporto stupisce: Terrence Howard nel ruolo dell’altro padre turbato, Maria Bello e Viola Davis in quelli delle due mogli, Paul Dano e David Dastmalchian (già visto ne Il cavaliere oscuro) in quelli di due psicopatici, e infine un’irriconoscibile Melissa Leo nei panni di una zia innocua ma forse non tanto.

Il merito però più grande va, a mio avviso, a un altro uomo. Il suo nome è Roger Deakins, e il suo è un ruolo che viene comunemente emarginato nelle categorie “tecniche”, il direttore della fotografia. Sì, la regia di Denis Villeneuve è valida e precisa, ma ciò che fa la differenza qui è qualcosa di apparentemente molto semplice, la chiarezza dell’immagine. Veterano dell’industria ormai da 20 anni, Deakins crea delle inquadrature di tale complessità e finitezza che le si potrebbe analizzare per ore. In un mondo dove regnano l’ambiguità morale dei personaggi e il grigiore dei paesaggi e del tempo (quasi sempre, nel film, o piove o è notte, o entrambe le cose), metterli in contrasto con la nitidezza, ben più eloquente di ogni parola, con cui ci viene presentato ogni dettaglio ha un che di geniale. Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma andate a controllare per quale unico Oscar questo film è stato nominato. Ecco, esatto.

Voto: 8

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: