Codice 999

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Triple 9 – Stati Uniti  2016 – di John Hillcoat

Crime/Thriller – 115′

Scritto da Ivana Mette (fonte immagine: imdb.com)

 Michael (Chiwetel Ejiofor), ex membro delle Forze Speciali, capeggia una banda di corrotti agenti di polizia ed ex membri dell’esercito in un’audace rapina in banca che finisce con una frenetica sparatoria in autostrada. Il sergente Jeffrey (Woody Harrelson) indaga sul caso, ignaro che proprio suo nipote Chris (Casey Affleck), un onesto poliziotto, è diventato senza saperlo il partner di uno dei rapinatori della gang di Atlanta. Irina (Kate Winslet), spietata boss della mafia russo-israeliana, usa le maniere forti con i membri della banda per costringerli a tentare un’ultima e, all’apparenza, impossibile rapina. Ma la sola speranza che la banda ha di portare a termine il colpo è quella di distrarre tutte le forze dell’ordine organizzando un “999”, il codice usato dalla polizia per segnalare che un agente è stato colpito in azione. Con un cast d’eccezione, una sceneggiatura elettrizzante, ritmo e azione non stop, Codice 999 offre un nuovo approccio al classico crime thriller.

Nel codice di polizia , “999 ” significa “ufficiale a terra” .

Una banda di criminali e poliziotti corrotti pianificano l’omicidio di un agente di polizia , al fine di riuscire nella loro più grande rapina dall’altra parte della città. Per farlo si alleano con la mafia russa cappeggiata da una sgangherata Kate Winslet.

Il poliziotto scelto come sacrificio è Chris Allen (Casey Affleck) , che ingenuamente non ha alcun motivo di sospettare del tradimento del suo partner Marcus Belmont (Anthony Mackie), mente dell’operazione. Il personaggio di Affleck è dal canto suo, è logicamente concepito come un capro espiatorio perfetto, con una banalità quasi sconcertante: ha la linea del viso di un eroe determinato, ma anche un carattere contenuto che suggerisce che potrebbe non arrivare alla fine del film.

Il regista australiano John Hillcoat (The Proposition) ha un rapporto abbastanza complesso con la violenza: egli riesce con un calcio a buttarci fuori dallo spettacolo, abbandonandosi ad una violenza nuda e cruda, ma allo stesso tempo vuole confrontarsi con noi per la sua discutibile moralità. Nel nuovo thriller Triple 9 , lo sceneggiatore Matt Cook probabilmente aveva poche idee in mente per assemblare insieme i pezzi di una trama ingannevole. Ma Hillcoat rende il prodotto finale sembra quasi apocalittico: un panorama sociale con una società mal funzionante da tutti i punti di vista.

Tuttavia c’è fin troppo in Triple 9 perché passino inosservate le svariate sotto trame, nessuna delle quali è sviluppata abbastanza da essere degna di nota, che risultano essere coinvolgenti in una o due occasioni al massimo.

Il cast è assurdamente pieno zeppo di volti noti, tra cui Aaron Paul (Breaking Bad) e Norman Reedus (The Walking Dead), così come altri membri della banda, Kate Winslet come boss della mafia russa che opera in un mattatoio kosher, e Woody Harrelson che ormai fa del suo solito ruolo da irascibile capo della polizia, un marchio di fabbrica.

Dopo un po’ tutto confonde nell’insieme. Hillcoat gira con una nervosa macchina fotografica a mano e gran parte degli interventi si svolgono il più possibile dopo il tramonto, con gli attori alle volte illuminati di un rosso infernale. In un certo senso, la sensazione che si ha è di congestione visiva, che sembra essere il punto focale delle poche inquadrature d’impatto: una delle immagini più memorabili è una panoramica dall’alto, con una serie di autostrade intrecciate l’una intorno all’altra come un nido di serpenti .

L’approccio di Hillcoat è teso a realizzare una esperienza ad alta tensione che mixa una miscela di filmati girati in maniera convenzionale e il lavoro a mano. Gli spettatori, inoltre non saranno mai a proprio agio quando si parla dell’aspettativa di vita di qualsivoglia personaggio. Il tocco è di un neo-noir che però non convince molto: la visione è scura e sporca in un’Atlanta più disagiata del solito.

Il punteggio sale grazie ai a quattro compositori (Atticus Ross, Claudia Sarne, Leopold Ross, Bobby Krlic) , i quali puntano su un intreccio abbastanza buono tra la grafica e l’azione. In situazione ottimale potrebbe ricordare The Wire e True Detective, con qualche parvenza di Scorsese, ma purtroppo, alla lontana si riesce ad intravvedere un’effettiva connessione con le tre montagne.

Non tutto funziona. Il finale, in particolare, è problematico, risolto d’urgenza e non del tutto soddisfacente. Sembra essere stato rielaborato in sala di montaggio stesso, arrangiato in un collage eccentrico di immagini scartate. La preoccupazione per la sorte dell’eroe, che avrebbe potuto fornire una soluzione più completa e meno scontata e aleatoria, si risolve in un anticlimax. Insomma gli ultimi quindici minuti che dovrebbero essere i più forti, risultano essere eccessivamente più fiacchi dei 100 minuti che li pre- cedono .

L’ultimo notevole errore è stata nella scelta di Kate Winslet, solitamente ottima acquisizione in un qualunque cast. Questa volta sembra essere poco ponderata e lei stessa non si tirova in un ruolo che originariamente era stato pensato per Cate Blanchett. La Winslet lotta con il suo accento e mai, se non realmente gratta con le unghie lato oscuro del suo personaggio. Irina sembra essere la copia carbonizzata del ruolo da villain cartoonato, che la Winslet tentò in Divergent e sequel.

Triple 9 si rivela essere una miscela di suspense, disomogenea adrenalina e testosterone con un vago colore di cinismo neo-noir. Un thriller che potrebbe essere più coinvolgente dopo un trip psichedelico di anti depressivi e funghi allucinogeni.

Voto: 5

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