Vogliamo vivere!

 

To Be or Not to Be, USA,  1942– di Ernst Lubitsch– Commedia– 99′

Scritto da Robin Whalley (fonte immagine:CineFacts)

Varsavia, 1939. Alla vigilia dell’invasione tedesca della Polonia, una compagnia teatrale sta per mettere in scena una commedia che prende in giro il regime nazista. A seguito dell’inevitabile censura che ne vieta la rappresentazione, la compagnia, guidata dai noti attori Joseph Tura (Jack Benny) e da sua moglie Maria Tura (Carole Lombard), decide di continuare con il classico Amleto di Shakespeare. Quando però Maria conosce il pilota Sobinski (Robert Stack), membro della Resistenza polacca, tutta la compagnia verrà coinvolta nel tentativo di scovarne un traditore, il professor Siletsky (Stanley Ridges). Quando uscì per la prima volta nel marzo 1942, Vogliamo vivere! venne fortemente criticato dal pubblico, che non capiva com’era possibile prendere in giro e con tanta leggerezza una minaccia reale quale era il regime nazista. Dopo ormai 70 anni non solo è molto più facile ridere delle battute, ma se ne può apprezzare l’intuizione geniale di affrontare un tema come questo con un taglio satirico. Le prime scene, tra cui quella di apertura che vede Hitler (in realtà un attore che lo impersona) camminare per le strade di Varsavia, sono semplicemente esilaranti, e anche gli episodi successivi dimostrano ripetutamente la maestria di Ernst Lubitsch nel genere comico. Il tempismo di ogni dialogo è perfetto e, per citare Truffaut, il riso letteralmente scoppia.

E’ quello stesso tipo di comicità controllata e precisamente strutturata che può far ricordare il lavoro di Mel Brooks, che non a caso comparve proprio nel remake di questo film del 1983.
Ma prima ancora che sul regime nazista questa è, nella sua essenza, una satira sul mestiere di attore, l’arte stessa di ingannare il pubblico impersonando qualcun altro. Il titolo originale To Be or Not to Be , tratto dal celeberrimo monologo dell’Amleto di Shakespeare, non potrebbe essere più calzante. La storia stessa verte su una compagnia teatrale, e non è altro che una continua serie di inganni e fraintendimenti fra i vari personaggi. In tutto questo c’è però, non va dimenticato, anche un sottotesto più cupo e oscuro che ricorda la reale perversione per il potere e per il controllo così tipica del nazismo, e che pervade quasi ogni scena. L’equilibrio che Lubitsch riesce a creare e mantenere fra questi due livelli è qualcosa di sottile e in un certo senso affascinante, ed è il motivo per cui, a distanza di decenni, riesce tutt’ora a riempire e intrattenere una sala cinematografica.

Voto:9

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