The Arcadian

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The Arcadian – Stati Uniti 2011 – di Dekker Dreyer

Fantascienza – 73′

Recensione di Elena Rimondo (fonte immagine: imdb.com)

In un futuro distopico, i pochi abitanti rimasti sulla Terra sono ridotti in schiavitù nelle città oppure riuniti in clan in lotta tra loro. Una donna il cui marito è stato portato via da un gruppo di uomini mascherati trova rifugio presso un guardiano del faro. Insieme i due partono alla volta della città, ognuno per cercare la propria vendetta.

Uscito nel 2016 negli Stati Uniti ma distribuito solo adesso in Italia da The Dark Side of Movies, The Arcadian è un cult tra gli appassionati di fantascienza e B-movies. Il film di Dekker Dreyer, anche scrittore e artista, è stato anche una delle chicche presentate alla XV edizione del Ravenna Nightmare Film Fest, manifestazione in cui non deve aver sfigurato, anche perché, in questo caso, è un incubo sia il mondo immaginato dal regista che il film stesso. The Arcadian, al pari di quelle persone di cui si dice “c’è o ci fa?”, non si sa se classificare come piccolo capolavoro indipendente o tavanata allo stato puro. Spesso la verità sta nel mezzo, per cui vale la pena esaminare pregi e difetti di questo film a suo modo affascinante. 

Innanzitutto, a differenza della quasi totalità dei film ambientati in un futuro scenario apocalittico, restano ignote le circostanze che hanno reso la Terra un postaccio abitato da un’umanità imbruttita e imbarbarita. Similmente, non si sa in che anno si svolga la vicenda. Tutto ciò contribuisce a creare un alone di mistero e a suscitare domande su cosa sia successo: una guerra nucleare? Un disastro ecologico in stile “Isola di Pasqua” a livello globale? In secondo luogo, non situandosi in un’epoca esatta, il film ha una valenza universale e non rischia così d’invecchiare. Infine, lo spunto della storia, pur non essendo originalissimo, è abbastanza solido da sostenere il peso del film, anche perché le congetture sul futuro della Terra e dell’umanità hanno sempre un loro fascino intrinseco, se non addirittura una sorta di diritto a diventare di dominio pubblico. Il futuro immaginato da Dekker Dreyer è così distopico da valere da solo tutto il film, di per sé mediocre ma sicuramente memorabile. Nonostante il basso budget e i pochi mezzi a disposizione (anzi, forse proprio grazie a ciò), la realtà post-apocalittica di The Arcadian si contraddistingue per originalità e cupezza. In maniera tutt’altro che didascalica, Dreyer tratteggia un futuro squallido e violento attingendo dagli immaginari più disparati, dal Giappone dei samurai ai B-movie di fantascienza anni ’80. Allo stesso tempo, la colonna sonora, la scenografia e i costumi arricchiscono il sincretismo culturale su cui poggia la storia. La musica è affidata a Perturbator e Trial by Laser, specializzati in musica elettronica dalle sonorità decisamente anni ’80, mentre i costumi richiamano le complicate armature dei samurai. Quanto all’ambientazione, il contrasto tra un indefinito Nord selvaggio, montuoso e proteso sul mare, e un’altrettanto indefinita città miserabile non potrebbe essere più netto, anche se su entrambi grava una cappa di violenza e squallore.

Ora, l’insieme di tutti questi elementi eterogenei dà come risultato, più che un eclettico film di fantascienza, un polpettone dal sapore un po’ rétro. Non aiuta, poi, l’inespressività dei protagonisti (cattivo a parte), in particolare del guardiano del faro interpretato da J. LaRose, che ha solo due espressioni: con e senza maschera. La povertà dei mezzi e l’aria di dilettantismo che emerge qua e là aggiungono un che di patetico all’operazione. 

In definitiva, da vedere, se non altro per segnalarlo alla rubrica “John Wick vergognati!” del Ruggito del coniglio.  

Voto: 6

 

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