4 mosche di velluto grigio

Italia, Francia,  1971– di Dario Argento- Thriller/Giallo– 102′

Scritto da Valerio Zoppellaro (fonte immagine:IMDb)

Dopo aver ucciso involontariamente uno sconosciuto, giovane batterista è perseguitato da un misterioso testimone. L’assassinio di una cameriera lo induce a rivolgersi a un investigatore privato. Gli omicidi continuano. Un Dario Argento d’ annata dà vita a un interessante thriller psicologico; 4 mosche di velluto grigio è la terza opera della cosiddetta trilogia degli animali ed è stato girato nell’ estate del 1971 in varie località italiane. Lontano anni luce dagli effetti scenici gotici che caratterizzano la più nota filmografia del regista, l’ opera ha la sua spiegazione in un personaggio inesistente, visto solamente di spalle in una sorta di grande illusione e nel protagonista l’ involontaria vittima di una complessa rielaborazione psicologica. Il vero personaggio centrale del film, Nina Tobias, (interpretata da Mismy Farmar), appare per gran parte dell’ opera una mogliettina di contorno, che si caratterizza unicamente peri continui e banali lamenti; Il fatto di dover vendicare il proprio ruolo di donna castrata in giovane età le fa maturare l’ ossessione di dover uccidere il padre.

Con la lucida freddezza della paranoia riesce a sconvolgere in maniera scientifica la vita di Roberto, che arriva sul punto di voler uccidere il proprio persecutore. Il film risulta godibile grazie anche ai personaggi di contorno che vengono caratterizzati da tratti bizzarri come il provvidenziale amico Diomede interpretato da un inedito Bud Spencer e l’ investigatore privato che non era riuscito a risolvere nessuno dei precedenti ottantaquattro casi. Nonostante i contrasti con Argento durante la produzione, la musica di Ennio Morricone contribuisce a intensificare l’ impatto emotivo del film che risulta così essere un thriller godibile e denso di spunti innovativi, nonostante alcuni difetti lampanti negli effetti e nella descrizione di alcune vicende come l’ innamoramento tra Roberto e Dalia. All’ epoca incassò due miliardi e mezzo di lire e contribuì in modo fondamentale all’ ascesa del regista romano. Spicca tra gli altri la presenza di Stefano Satta Flores e di Oreste Lionello.

Voto:7

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