Che ho fatto io per meritare questo?

¿Qué he hecho yo para merecer esto?- Spagna,  1984– di –Pedro Almodóvar- Commedia/Drammatico– 101′

Scritto da Valerio Zoppellaro  (fonte immagine:Dvd.it)

Gloria vive nella periferia di Madrid con i suoi due figli (uno di quattordici anni, drogato e spacciatore, l’altro, gay, si prostituisce ancora minorenne) e il marito, Antonio, un tassista ossessionato dal ricordo di una storia d’amore avuta anni prima con una cantante tedesca. In casa vive anche la madre di Antonio una donna estrosa, affetta da diabete e golosissima di magdalenas e di acqua gassata che tiene nascoste in un armadietto chiuso a chiave.
Pedro Almodovar dà vita ad un’ opera dalle tinte vivaci e scapigliate ma dalle tematiche forti. Che ho fatto io per meritare questo? sembra un’ audace prova per alcuni film più noti e più riusciti come Matador e Donne sull’ orlo di una crisi di nervi. Spicca la grande prova di Carmen Maura, musa di Almodovar negli anni ‘ 80, protagonista triste dell’ opera che vede tra le altre la partecipazione di altre aficionados come Véronica Forquè nel ruolo della prostituta e Chus Lam-preave in quello dell’anziana nonna. Notevole la scelta degli arredamenti kitsch e dei volti dei due giovani che sembrano davvero usciti da un sobborgo urbano. Le ambientazioni non sono quelle radical chic dei suoi ultimi film ma un più modesto appartamento di 40 mq in un quartiere povero di Madrid in cui vivono cinque persone.

I personaggi sono tanti e disordinati e il ritmo del film non dà modo al regista di approfondirli tutti ma sono estremamente caratterizzati nel loro mondo parallelo, in cui ogni problema sembra sfuggire alla logica dei fatti. È infatti curioso come tra prostitute eroinomani, giovani pusher, piccoli gigolò, madri in balia degli psicofarmaci per tirare avanti, padri assenti e indifferenti ci sia sempre un clima di gioia e amore per la vita. Ciò che colpisce in particolare delle tematiche dei film di Almodovar di quell’ epoca è l’umanità dei personaggi e la solidarietà che li caratterizza, al di là di stereotipi e immagini sociali. Una prostituta può avere il cuore d’oro o un ragazzino può essere un baby pusher ma allo stesso tempo amare la propria famiglia. La vita è fatta di sfumature che si allontanano dal concetto assoluto di bene o male e il regista madrileno non manca di ricordarcelo con le sue storie eccentriche. I film di Almodovar sono infatti un perfetto ritratto di alcuni aspetti della movida post franchista in un’ epoca in cui tutto sembrava consentito. Allo stesso tempo però il regista rappresenta un’umanità solidale nelle sue disgrazie che, solo vent’anni dopo, sembra appartenere a un mondo distante anni luce.

Voto:7

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