Un mondo perfetto

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A perfect world – Stati Uniti 1993 – di Clint Eastwood

Crime/Drammatico/Thriller – 138′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: imdb.com)

Butch Haynes, rapinatore in carcere per scontare le sue colpe, riesce ad evaderne assieme al suo compagno di cella. I due, dapprima soci, prendono in ostaggio un bambino, ma poi Haynes si sbarazza del socio e fugge solo con il bambino, braccato dalla polizia. Sarà l’inizio di un’amicizia e di un rapporto filiale ritrovato….

È un film potente, per la forza delle immagini altamente evocative, capaci di raccontarci le vicende di Butch Haynes (Kevin Costner), delinquente in fuga da un carcere del Texas, dove è detenuto per aver commesso delle rapine a mano armata. Eastwood riesce ancora una volta a far sorgere una domanda morale nello spettatore relativa alla giustizia: la giustizia intesa come applicazione della legge, per la quale operano le forze dell’ordine contrapposta al senso di giustizia innato in ogni uomo. È anche una riflessione sul portato storico di ogni persona, il suo essere influenzato dal passato che ne determina il presente e quindi anche il futuro.

Questa riflessione diventa esplicita nei discorsi che Butch tiene a Phillip, sua piccola vittima, sequestrato come ostaggio alla famiglia, ma al contempo suo figlio spirituale. C’è in nuce una riflessione sulla capacità dell’uomo come “essere” capace di interpretazione. In questo rapporto padre-figlio Butch cerca di riscattare il rapporto mai avuto con il proprio padre e di colmare il vuoto affettivo di Phillip che, pur vivendo in una famiglia benestante ( a differenza di quella da cui proviene Butch), non ha un padre essendosene questi andato di casa, lasciando il compito di educare i figli alla sola madre.

Possiamo rivedere nella storia di Phillip la storia di Butch, abbandonato a sé stesso e quindi vittima della violenza altrui (come vedremo anche Phillip come Butch risponderà alla violenza con la violenza), alla ricerca di una propria identità e di una figura paterna che possa guidarlo e rassicurarlo. Ma, al contempo, questo rapporto figliale che viene a crearsi tra i due e la fiducia reciproca, non impedisce a Phillip di serbare in sé un proprio senso del giusto e dello sbagliato che lo porterà a difendere la famiglia che ospiterà i due nella fuga, nel momento in cui Butch, in preda alla rabbia per il comportamento autoritario del capofamiglia verso il nipote, ha intenzione omicide. La legge umana però non capirà il dramma esistenziale che sta dietro alle vicende di Butch, o lo capirà solo parzialmente.

Se l’ispettore dei Rangers Red Garnett (impersonato da Eastwood), incaricato delle indagini e responsabile di aver spedito in riformatorio Butch, quando questi era un adolescente, cerca di comprendere le reali intenzioni del rapinatore e si muove disarmato per incontrarlo, un altro agente dell’FBI invece sceglie arbitrariamente di porre fine ai giorni di Butch con un colpo di fucile. La pellicola è costruita su un flash- back: le immagini iniziali coincidono con le immagine finali costruendo così una circolarità e una compiutezza. Queste immagini che insistono sul protagonista e lo ri- traggono in un ambiente rurale fanno da prologo e da termine ad una vicenda che si svolge quasi per la sua totalità in mezzo alla natura, un road–movie, che come nella tradizione del genere, si rifà al Bildungsroman di romantica origine, capace di formare le coscienze di coloro che vi partecipano, ma che presenta tuttavia un epilogo negativo, seppur Butch lasci la vita sereno, dopo essere riuscito a instaurare con Phillip un rapporto filiale per lui mancante e sempre desiderato (a proposito vedi le riflessioni nella raccolta di saggi editi da Marsilio a cura di Giulia Carluccio).

L’immagine finale con l’elicottero che porta in salvo Philip ci ricorda fotograficamente parlando la conclusione della sequenza de Ispettore Callahan: il caso Scorpio è tuo, in cui Harry Callahan incontra nello stadio l’assassino di cui è sulle tracce. Eastwood fa quindi debito omaggio al suo mentore Don Siegel e costruisce una pellicola di forte impatto emotivo, per la sua capacità di parlare dell’infanzia e del dramma di un mondo imperfetto in cui il cuore dell’uomo e la sua volontà di giustizia non corrispondono alla realtà delle cose.

Voto: 9

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