Light of my life

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Light of my life – Stati Uniti 2019 – di Casey Affleck

Drammatico/Fantascienza – 119′

Scritto da Gabriella Massimi (fonte immagine: imdb.com)

Mi era già capitato altre volte ed è sempre una sensazione abbastanza strana.

Vado a un’anteprima, durante il film non mi entusiasmo più di tanto e faccio spesso caso al fatto che stia durando un po’ troppo, mentre torno a casa penso a quanto non mi abbia convinto e al volto medio-basso che gli darò.

Poi passa qualche giorno e i miei sentimenti nei confronti del film, iniziano a mutare. E’ come se il mio subconscio cercasse di farmi notare quei particolari, quei dialoghi, che, nonostante fossero stati recepiti durante la visione, si sono poi nascosti per lasciare spazio alle prime impressioni che non sono sempre quelle più corrette.

Ecco, anche questa volta è andata così e sono quasi contenta di aver fatto passare qualche giorno prima di scrivere questa recensione.

Il soggetto di tutta questa lunga riflessione è l’ultima pellicola dell’attore e neo regista, Casey Affleck, fratellino del più famoso Ben.

Dando una rapida occhiata alla lista dei film ai quali Casey ha preso parte sono rimasta abbastanza basita, non mi immaginavo fossero così tanti! Oltre a Manchester by the Sea, che gli fece vincere il Premio Oscar nel 2017 come Migliore Attore Protagonista, e la trilogia degli Ocean, non mi era parso che il giovane Affleck fosse stato tanto prolifico.

In qualità di regista invece è solo agli inizi.

Light of My Life è il suo secondo lavoro dietro la macchina di presa, ma forse il primo vero film, visto che è stato preceduto da un documentario del 2010 che Casey fece sul cognato Joaquin Phoenix, Joaquin Phoenix – Io sono qui!.

Light of My Life narra di un mondo post-apocalittico, dove un terribile virus, la Peste, ha colpito quasi tutta la popolazione femminile. Gli uomini stanno diventando sempre più violenti e le donne, quelle poche ancora vive, vengono tenute “al sicuro” in dei rifugi.

La giovane Rag è immune al virus e il padre ha deciso di tenerla nascosta al mondo vestendola da maschio e con i capelli molto corti. La ragazzina ha però ormai 11 anni e inizia a cambiare il suo modo di fare, di pensare e di parlare, pian piano sta uscendo da quella tana all’interno della quale il padre cerca forzatamente di tenerla rinchiusa.

Quegli elementi che il tempo mi ha dato modo di riscoprire e apprezzare riguardano proprio il rapporto che Casey riesce a instaurare con la ragazzina. Il sentimento di amore che scorre tra padre e figlia è forte a tratti tangibile e spesso proposto al pubblico tramite metafore e simboli all’interno delle storie che il padre racconta a Rag la sera nella loro tenda-tana prima di addormentarsi. 

Il rapporto padre-figlia è sicuramente il centro pulsante del film, ma non è il solo argomento che il neo regista affronta nella sua pellicola. Si potrebbe dire che Casey tiri quasi fuori un animo femminista che risiede non solo nel personaggio della ragazzina ma anche nel modo che ha il padre di relazionarsi con la figlia rispetto a come lo fanno gli altri uomini che inevitabilmente capiscono che quello non è un maschio. Forse un po’ subdola come strategia quella di Affleck, viste le accuse di molestia sessuale che gli sono state fatte nel passato. 

Sta di fatto che se anche il regista avesse deciso di utilizzare questo film per scusarsi e dimostrare di aver compreso il suo errore, la pellicola rimane comunque un buon lavoro, dimostrazione dell’impegno che il giovane Affleck ci ha messo.

Voto: 7

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