Oci ciornie

 

Italia/Unione Sovietica,  1987– di Nikita Sergeevič Michalkov – Commedia– 113′

Scritto da Valerio Zoppellaro (fonte immagine:FilmTv)

Una mattina, a bordo di un piroscafo, un italiano di mezza età racconta ad un signore russo la storia della sua vita. Gli narra l’incontro tra lui e una giovane russa dagli splendidi occhi neri (oci ciornie), il loro folle amore di una notte e l’improvviso abbandono. Tormentato dal ricordo di quella donna, l’italiano si reca in Russia alla sua ricerca. Oci ciornie è un’ opera che presenta numerosi spunti interessanti e molteplici interpretazioni. Il personaggio di Romano è senza dubbio il più significativo. Egli è un eterno adolescente che per tutta la sua vita non ha fatto altro che prendersi gioco della realtà che lo circondava. Ha sposato la ricca compagna di università Maria (interpretata da Silvana Mangano, al suo ultimo film prima della prematura scomparsa) e si è permesso una monotona vita da nullafacente nonostante il profondo astio da parte della suocera. La passione per l’ innocente Tina (Marthe Keller) scatena in lui un sentimento folle ed incontrollabile che lo portano alla scoperta della Russia e di un mondo totalmente sconosciuto. Al momento di decidere però veramente di seguire la forza del sentimento e di diventare, sotto certi aspetti, adulto Romano si tira indietro.

Il protagonista rimane così nel suo stato di perenne incompiutezza ed insoddisfazione, come un personaggio de La noia di Moravia, totalmente incapace di cambiare una realtà che tutto sommato non gli dispiace. Nel finale, più che l’ identità della moglie del signore russo (intuibile già dalle prime battute) il regista si diverte a cambiare totalmente la prospettiva del film. Anche il racconto stesso potrebbe essere una burla di Romano, che potrebbe essere un anziano cameriere che lavora sui piroscafi e si diverte a raccontare vite che non ha mai vissuto. Oppure l’ opera potrebbe essere un modo del regista per prendere in giro lo spettatore, omettendo particolari fondamentali o smentendo improvvisamente gli schemi mentali. Nikita Sergeevic Michalkov si dimostra attento nella descrizione dei particolari e dell’ emotività, con efficaci metafore visive e concettuali, come i continui richiami alla ninna nanna della mamma che fanno da sfondo alle vicissitudini di Romano. Ben riuscita ance l’ unione tra alcuni aspetti onirici che rimandano a Fellini e al folklore russo, malgrado quest’ ultimi in alcuni momenti risultino eccessivi e ridondanti.

Al di là della svolta finale, però, il punto debole dell’ opera è senza dubbio il pretesto narrativo che alla lunga non regge i contenuti che l’ opera vuole trasmettere. Michalkov è decisamente abile nella scelta dei particolari e nella descrizione della profondità dei personaggi ma mostra qualche carenza dal punto di vista narrativo e questo non lo rende paragonabile ad altri registi est europei suoi contemporanei come Kousturica e Kieslowski. In Oci ciornie vi è una delle più grandi interpretazioni della carriera di Marcello Mastroianni, straordinario nella parte di Romano per espressività e caratterizzazione di un personaggio estremamente complesso. Con questo film l’ attore laziale ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes del 1987 e una nomination al Premio Oscar del 1988. Da vedere ed interpretare.

Voto:7

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