Stanno tutti bene

Italia,  1990– di Giuseppe Tornatore – Drammatico– 126′

Scritto da Valerio Zoppellaro (fonte immagine:Poster Mania)

Ormai anziano e solo, Matteo Scuro lascia la sua Castelvetrano per incontrare i cinque figli, sparsi nel Continente, che non vede da tempo. Partito pieno di ingenue speranze, si troverà a confronto con piccoli e grandi drammi del quotidiano, vite fatte perlopiù di fallimenti, aprendo finalmente gli occhi su amare e inconfessabili realtà.Stanno tutti bene è una bellissima opera sulla non accettazione della realtà e sul desiderio di man-dare avanti il proprio microcosmo di fronte a qualsiasi evento. Il personaggio di Matteo Scuro, splendidamente interpretato da Marcello Mastroianni, è di una struggente malinconia e allo stesso tempo armato di grande linfa vitale. Non vuole rinunciare fino all’ultimo al suo desiderio di riunire ancora per una volta la famiglia intorno ad un tavolo e allo stesso tempo non accetta la scomparsa della moglie e del figlio, come se volesse bloccare la realtà nel momento in cui i figli hanno deciso di omaggiarlo travestendosi dai personaggi dell’opera che avevano dato i loro nomi. Probabilmente la sua è una scelta di comodo, dato che pensare che i figli siano realizzati e non in balia degli stenti della quotidianità gli impedisce di mettersi in discussione. Interessante notare come tra tutti i personaggi l’unico che è sincero con l’anziano protagonista è il nipote più grande che confessa al nonno il fatto di avere messo incinta la sua fidanzatina ancora minorenne.

Non a caso è l’unico a cui si rivolge quando la famiglia lo va a trovare sul letto di ospedale. Resta il dilemma esistenziale dell’invecchiamento, messo in atto dall’anziana signora incontrata sul treno, sul fatto se sia meglio fare finta di niente, fingendosi vecchi e incapaci di comprendere oppure andare a fondo e cercare di scoprire la realtà dei fatti. Matteo riesce a non fare nessuna delle due cose, rimanendo sospeso in un’epoca che oramai non gli appartiene più. Tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 si sono viste diverse opere che avevano protagonisti inadeguati di fronte alla modernità. Sono personaggi antichi, che hanno vissuto momenti storici significativi come la seconda guerra mondiale e il boom economico e che hanno vissuto la loro vita in nome di alcuni valori (la realizzazione nel caso di Matteo Scuro) ma che vedono le loro speranze morire miseramente agli albori del trionfo dell’apparenza. L’opera, che nel 2015 (anno in cui è stata scritta la recensione, NdR)  risulta visibilmente datata, racconta la disperazione nel periodo edonistico ed è un paradosso della mediocrità per chi sognava un futuro glorioso per se stesso e per i propri figli.

Giuseppe Tornatore sceglie una storia piuttosto ordinaria dopo il Premio Oscar ottenuto con Nuovo Cinema Paradiso e risulta forse eccessivamente nostalgico vista la sua giovane età all’epoca dell’uscita di Stanno tutti bene. Il regista di Bagheria strizza malamente l’occhio a Fellini con istantanee surreali, eccessive e fuori luogo. Il film ha però il merito di non risultare eccessivamente pesante, malgrado la delicatezza dell’argomento e di toccare l’emotività dello spettatore. Grandissima prova di Marcello Mastroianni in uno dei suoi ultimi film con registi italiani, notevoli le musiche di Ennio Morricone, molto delicata l’interpretazione di Michèle Morgan al suo ultimo film. Nel 2009 è stato realizzato un remake statunitense diretto da Kirk Jones dal titolo Everybody’s Fine con Robert De Niro protagonista.

Voto:7

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