Uccellacci e uccellini

Italia,  1966– di Pier Paolo Pasolini –Commedia/Grottesco– 85′

Scritto da Valerio Zoppellaro (fonte immagine:Critica Web)

Totò e suo figlio Ninetto vagano per le periferie e le campagne circostanti la città di Roma. Durante il loro cammino incontrano un corvo. Uccellacci e uccellini è l’ opera che Pier Paolo Pasolini dichiara di avere più amato, probabilmente perché rappresenta la sintesi più completa del suo eclettismo artistico. Il tono goliardico è evidente già dai titoli di testa e dalle conversazioni dei due protagonisti, in marcia verso l’ignoto. Totò e Ninetto Innocenti sono due personaggi assolutamente italiani nel loro modo di rapportarsi e di tirare a campare. Essi non sembrano infatti accorgersi dell’ ambiente che li circonda che viene descritto in chiave prettamente neorealista; da questo punto di vista è emblematica la famiglia a cui vanno a chiedere l’affitto che vive in una casa spoglia, senza nulla da mangiare. L’incontro chiave del loro cammino coincide con la parte più surreale di tutto il film, ovvero il dialogo con un corvo saccente e romagnolo che viene presentato come “un intellettuale di sinistra – diciamo così – di prima della morte di Palmiro Togliatti.” Con la storia di frate Ciccillo e frate Ninetto, interpretati sempre dai due protagonisti, Pasolini vuole dimostrare con una divertente metafora come la religione non possa salvare il mondo perché non considera alcuni aspetti dell’ istinto delle creature viventi.

Riuscire a dare amore a una parte di umanità non può bastare se alle spalle c’ è una natura profonda e inevitabile. Il corvo è un buon profeta per quel che riguarda la vicenda dei due protagonisti, vittime e carnefici allo stesso tempo di una logica che inevitabilmente premia sempre il più ricco. Il corvo viene ucciso e non si sa se perchè è troppo saccente, troppo noioso o tristemente troppo vero. La sua fine è una metafora dell’ incompatibilità tra un certo modo di intendere il marxismo e il modo di porsi di fronte al mondo dell’ italiano del dopoguerra.Meritano una menzione particolare i due protagonisti con Pasolini che sfrutta nel miglior modo possibile il talento di Totò. Il Principe dà infatti vita ad una delle migliori interpretazioni della sua lunghissima carriera ed è lecito chiedersi cosa avrebbe potuto fare in altri ruoli più impegnati. Straordinario anche l’ esordiente Ninetto Davoli nella sua ingenuità e ottima la colonna sonora western di Ennio Morricone. Un’opera sicuramente datata ma di indubbio valore, che ancora oggi vale la pena vedere e apprezzare.

Voto:8

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