Cattivissimo me 2

Despicable Me 2-USA-2013-di Pierre Coffin, Chris Renaud-Animazione/Commedia-98′.

Scritto da Antonio Falcone (Fonte immagine: Europosters)

Voltate ormai le spalle alla reputazione di cattivo, Gru è diventato un premuroso papà, prodigo di attenzioni nei confronti delle sue tre figlie adottive, l’adolescente Margo, la piccola peste Edith ed infine la dolce Agnes, della quale si sta festeggiando il compleanno insieme a tutto il vicinato. Il nostro, sempre assistito dai fedeli Minions e dal professor Nefario, ha convertito il laboratorio in un’attività imprenditoriale, la produzione delle “marmellose”, gelatinoso concentrato “tutti frutti”, anche se la ricetta necessita di qualche miglioria, come fanno intuire le reazioni non proprio entusiaste dei gialli aiutanti nella veste di assaggiatori ufficiali. Ben presto Gru dovrà mandar giù l’addio di Nefario, nostalgico di gloriose (e cattive) imprese, ed inoltre, prelevato (letteralmente) dall’agente Lucy Wilde dell’AVL (Anti Villain League, Lega Anticattivi) si troverà coinvolto in una delicata operazione: individuare il colpevole del furto di un intero laboratorio con base al Circolo Polare Artico, al cui interno si sperimentava un agente patogeno, capace di trasformare ogni essere vivente in un mostro …

Sequel del bel film d’animazione del 2010, Cattivissimo me 2 ne conferma il valido team riguardo regia (Pierre Coffin, Chris Renaud) e sceneggiatura (Ken Daurio e Cinco Paul), capace di mettere in scena un’impagabile armonia fra sana follia ed una certa sensibilità culturale, oltre a miscelare abilmente più elementi pop di varia provenienza (fumetti, teatro, cinema, televisione, arte moderna), trovando un punto d’incontro fra pragmatismo commerciale made in Usa (produzione Illumination Entertainment, per conto della Universal) e creatività europea (lo Studio Mac Guff, in Francia) . Forte di un particolare disegno, sempre sospeso fra il grottesco e il caricaturale ma allo stesso tempo attento ad ogni più piccolo dettaglio (la fattura degli abiti, per esempio), il film si sostanzia come una colorata pellicola d’intrattenimento, che unisce elementi propri della commedia romantica (in particolare quella americana degli anni ’50 con protagonista Doris Day) ed altri tipici dei film di spionaggio (la citazione esplicita a James Bond 007, l’auto che si trasforma in sottomarino come in La spia che mi amava, ’77, Lewis Gilbert, o la sede dell’AVL simile a quella dello Mi6).

La narrazione abbastanza lineare è ravvivata da una girandola di guizzanti trovate che, come già accaduto in altri film d’animazione, riecheggiano tanto le comiche del cinema muto quanto, soprattutto, la cara vecchia serie Looney Tunes della Warner Bros. nell’iperbole cinetica e surreale di molte situazioni. Certo, la definitiva caratterizzazione di Gru volta al buono può suscitare sconcerto, anche se in qualche occasione non manca d’esternare battute sarcastiche in ricordo dei vecchi tempi ed inoltre lo script riesce a farne venir fuori ogni recondita piega del suo intimo più profondo (fondamentale per comprenderne la pur mitigata misantropia è il flashback relativo ad un particolare momento della sua infanzia), anche nel rapporto instaurato con le tre bambine, ognuna alle prese con ben precisi problemi legati all’età e a determinate fasi di passaggio (dalla prima cotta di Margo all’indeterminatezza di Edith, senza dimenticare la più piccola Agnes e il suo avvertire la mancanza di una madre, piuttosto struggente).

Molto riuscito anche il personaggio dell’agente segreto Lucy, donna dal portamento elegante, apparentemente svagata ma in realtà ferma e risoluta (la scena del “prelievo” di Gru, fra impiego di buone maniere e rossetto elettrizzante è esilarante), con una romantica dolcezza di fondo che l’accomuna al nasuto protagonista maschile, mentre El Macho, cattivone di turno, appare frutto della combinazione, un po’ macchiettistica, di vari stereotipi, non solo filmici. Ma ciò che risalta in particolar modo è l’anarchico fluire delle gesta dei Minions, che si offrono al pubblico in più vesti e sempre parlando nel loro caratteristico idioma, apparentemente incomprensibile ma dal valore universale (un vero e proprio grammelot composto da varie espressioni in cui possono riconoscersi tante lingue, ricordate il personaggio La Linea di Osvaldo Camaldoli?), rubando spesso la scena con una serie di numeri ben studiati, anche musicali (I Swear o l’incontenibile Y. M. C. A. nella sequenza finale) ed anticipando così il ruolo da protagonisti che avranno a breve in un film a loro dedicato (al riguardo, non alzatevi dalla poltrona prima dello scorrere dei titoli di coda).

In conclusione, una riuscita favola moderna, che, pur con qualche momento d’impasse (la fase sentimentale di Gru) e un procedere spesso per accumulo, mantiene quel che promette, trasmettere l’evidente divertimento dei suoi autori al pubblico e coinvolgerlo così in un clima di genuina spensieratezza. È quanto basta per uscire dalla sala, una volta tanto, col sorriso sule labbra e l’animo leggero, cavalcando la sensazione che almeno per un’ora e mezza il tempo si sia piacevolmente fermato, tornando piccini come la piccola Agnes (“non crescere mai” le sussurra Gru augurandole la buonanotte), spalancando gli occhioni di fronte al mondo, accogliendo l’inverosimile con stupore e disincanto. Visti i tempi, una vera e propria eversione.

Voto:7

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