Looper

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Looper – Stati Uniti/Cina 2012 – di Rian Johnson

Azione/Crime/Drammatico – 113′

Scritto da Alice Grisa (fonte immagine: imdb.com)

Kansas. Nel 2074 è stato inventato il viaggio nel tempo. La criminalità organizzata lo sfrutta per eliminare le sue vittime, rimandandole indietro nel 2044 dove dei killer chiamati looper le uccidono. Joe è uno dei looper che vive la sua vita fatta di routine, finchè un giorno si trova davanti un bersaglio molto particolare: la versione di sè stesso che viene dal futuro.

Looper prometteva bene, a parte la violazione del copyright-viaggi nel tempo (vogliamo solo l’originale, Ritorno al futuro, diffidate dalle volgari imitazioni). La trama sembrava complessa e ingegnosamente macchinosa: in Kansas, in un futuro abbastanza incombente (2044), ma comunque passato rispetto a un secondo piano temporale (2074), esistono i looper, che semanticamente “chiudono il cerchio” ma in realtà sono degli young- Terminator, con il compito di eliminare su commissione individui provenienti dal 2074, decennio in cui è stato inventato il salto temporale. Nello scenario 2044 si muove il killer Joe, l’enfant prodige Joseph Gordon-Levitt (con occhi di ghiaccio e lineamenti “brucewillisizzati” per farlo assomigliare al sè stesso di trent’anni dopo) che per le trasformazioni subite sembra arrivare direttamente dal Museo delle Cere. La città è oscura e cupa, tutti si drogano tramite colliri allucinogeni, ma i looper possono met- tere da parte una discreta somma in lingotti d’argento per vivere decentemente, finchè i boss non decideranno che è il momento di rimandarli nel passato per essere uccisi dai loro sè stessi-più giovani. Poi in realtà il plot è più semplice di come sembrava (cosa che allontana il film dai paragoni con Nolan), e si entra facilmente nel vivo dell’azione, al punto tale da empatizzare sia con Joe-Gordon-Levitt sia con Joe-Willis, che giustamente non vuole farsi uccidere, e in più vuole vendicarsi per un amore perduto.

Lo scontro di Eva contro Eva al maschile poteva essere godibile, come la scena al fast-food, in cui entrambi ordinano uova e pancetta nel momento di quiete prima della tempesta. A metà il film però cambia traiettoria, inizia a correre su un binario intermedio che si colloca tra Terminator e Carrie lo sguardo di Satana: Joe-Willis sta cercando un bambino che diventerà un potente boss della criminalità organizzata, mentre Joe-Gordon-Levitt, inseguito dai criminali suoi capi per aver fallito l’omicidio del sè stesso più anziano, cerca riparo in una fattoria in mezzo ai campi di grano e conosce una madre con il figlio piccolo. Sia la prima che la seconda parte hanno spunti interessanti, ma messe insieme risultano un pastone poco soddisfacente. Ci sono talmente tanti rimandi (soprattutto a opere scritte negli anni ’80) che viene spontaneo pensare che un cinema non citazionista (o non puro, se preferiamo) non potrà mai più esistere. Il problema è che di innovativo c’è poco, e ricalcare film che trent’anni fa avevano stupito e meravigliato non può ottenere lo stesso effetto adesso. Bisognerebbe fare di più, andare oltre, reinventare le storie e i linguaggi, ma soprattutto trovare una chiave personale. Rian Johnson non la trova, e in più cade in una deriva splatter (incredibile che il distributore sia Disney!) che porta a un insensato sterminio fino al finale che suona assolutamente come un déja vu. In più manca l’approfondimento psicologico, la filosofia detta e non solo mostrata che apparteneva a film come Matrix o Inception. Occorre ripeterlo, ci sono idee interessanti: il concetto del loop che si intreccia con il destino, quello che ognuno di noi può fare per cambiare il corso della storia, le preoccupazioni fantapolitiche, l’impianto sci-fi, però tutto naufraga nell’azione, nel thriller e anche un po’ nel melodramma.

Looper promette ma non mantiene, e lascia anche un po’ delusi da un finale troppo velocemente (e comodamente) risolutivo.

Voto: 6

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