Fear of falling

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A Master Builder – Stati Uniti 2013 – di Jonathan Demme

Drammatico – 130′

Scritto da A. Graziosi (fonte immagine: imdb.com)

L’idea di Fear of Falling nasce da una produzione teatrale, messa in scena solo pochissime volte per gli amici più fidati, dell’attore, regista e sceneggiatore André Gregory, basata sul dramma “Il costruttore Solness” di Henrik Ibsen, tradotto e adattato dall’attore e commediografo Wallace Shawn. Il film racconta la storia di un celebre architetto sempre più prigioniero delle sue fantasie e rappresenta l’apice di un lungo e appassionato processo creativo, intimo e affascinante, che ha coinvolto Shawn e Gregory per quattordici anni.

Dalla sezione CineMAXXI dell’ottavo Festival Internazionale del Film di Roma, arriva in anteprima mondiale Fear of Falling, ultima fatica di Jonathan Demme, il regista del famosissimo Il Silenzio degli Innocenti e molti altri film come Philadelphia, The Manchurian Candidate, Rachel sta per sposarsi.

Analogamente al particolare percorso intrapreso negli ultimi anni da Francis Ford Coppola, anche Jonathan Demme sembra essersi “stufato” del cinema canonico commerciale, che offre grandi budget ma spesso poca libertà espressiva, e con la sua piccola casa di produzione Clinica Estetico da diversi anni sta producendo e dirigendo documentari. Ha inoltre messo in scena alcune opere teatrali, prodotte da Louis Malle, alla cui memoria Fear of Falling è dedicato. È in questa cornice produttivo-cinematografica che va inserito il film, il quale si trova a metà strada tra cinema e teatro, con la volontà di rimanere sempre ambiguamente in bilico tra i due mezzi.

L’architetto Solness (Wallace Shawn), giunto quasi al termine della sua vita non sembra voler mollare la sua posizione di predominanza nei confronti di chi gli sta intorno: è determinato a rimanere l’unico e il migliore architetto in assoluto sul campo fino all’ultimo, comportandosi slealmente e manipolando gli altri per mantenere questo suo obiettivo di grandezza.

Questa sua ossessione per l’atavico patriarcale motto “Ne resterà soltanto uno” (cit. Highlander – L’ultimo immortale) sembra trovare una tregua quando spunta dal nulla, anzi dal passato, la iper-solare figura di Hilde (Lisa Joyce), la quale non è chiaro se sia stata sua amante in età puberale.

Non è un caso se, non appena arriva Hilde, la casa di Solness, da luogo di morte bluastro simile ad un ospedale, si riempie di luce e il formato delle riprese si allarga al 16:9, quasi a voler cogliere l’ampiezza delle sfumature della vita e della vitalità che la giovane Hilde porterà con sé. Oltre al sole Hilde porta con sé ovviamente anche molto scompiglio, come avviene similmente in Teorema, e rimane l’ambiguità fino in fondo se la ragazza sia consapevolmente complice o meno delle ultime fatali smanie di grandezza del mastro costruttore Solness, se ci fa o se è…

Fear of falling è un film volutamente e necessariamente “spoglio” a livello scenografico, un film che opera per sottrazione e ambiguità e che nonostante ciò, o forse proprio in virtù di questo, riesce ad immergere quasi completamente lo spettatore all’interno del mondo creato da Ibsen e alle sue logiche e modalità comunicative: ci si abitua gradualmente al suo respiro praticamente teatrale e si cerca di destreggiarsi nei meandri delle interiorità dei protagonisti e non. In questo senso Jonathan Demme mette in atto un’operazione coraggiosa e decisamente controcorrente: invece di cercare di attualizzare il dramma, ne rispetta le componenti tipicamente nordiche tanto che a tratti sembra di trovarsi dinnanzi all’interno di universo dall’animo bergmaniano, oltre che ibseniano.

Ne consegue che si ha una sorta di effetto di straniamento, tra la modernità dell’uso della macchina da presa digitale e la voluta mancanza di attualizzazione nell’adattamento della piéce: un effetto molto espressivo e sperimentale che però non aiuta molto a mantenere al massimo il livello di verosimiglianza e, di conseguenza, di attenzione, nel corso delle due ore di film.

Nonostante questo emerge la bravura incontrastata e pura nella recitazione dei veterani del teatro off-Broadway (André Gregory) e anche del cinema (Wallace Shawn, conosciuto da tutti nell’infanzia come Vizzini de La Storia incantata), nonché della emergente Lisa Joyce: la direzione degli attori e la regia di Jonathan Demme restano sempre un sinonimo di qualità, nonostante i più superficiali si vorranno soffermare sulla componente low-budget di Fear of falling, componente che non toglie nulla, anzi, al contrario, rende ancora più degna di merito questa sperimentazione.

Voto: 7

 

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