Cinquanta sfumature di grigio

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Fifty Shades of Grey – Stati Uniti 2015 – di Sam Taylor-Johnson

Drammatico/Romantico/Thriller – 125′

Scritto da Alice Grisa (fonte immagine: imdb.com)

La timida studentessa Anastasia Steele incontra l’imprenditore sexy e navigato Christian Grey. È colpo di fulmine, ma c’è un problema: lui ama le pratiche sadomaso.

Marshall McLuhan scriveva: “La moderna Cappuccetto Rosso, allevata a suon di pubblicità, non ha nulla in contrario a lasciarsi mangiare dal lupo”. Niente di più postmoderno, ma se “farsi mangiare” nell’epoca post-Twilight è passare dalla verginità estrema al bondage convinto, il salto rischia di sembrare un filo troppo brusco anche per una donna che dichiara tutto il proprio sfortunato amore. La britannica Sam Taylor-Johnson, regista del blockbuster annunciato dal superbest-seller (“spazzatura” secondo milioni di lettori, che però l’hanno comprato in massa decretandone il successo editoriale), ha una formazione “fotografica” e sulle immagini della sessualità “artistica”, tratto distintivo della poetica di una filmaker che si rivela nel film con le immagini pulite, con la fludità della macchina da presa, con il cocktail di colori freddi, con l’armonia dei corpi che si incontrano come in una danza perfetta (la performance con i frustini sembra non lo Schiaccianoci, ma quasi), con le città di Portland e Seattle che si stagliano sotto l’elicottero Grey come scintillanti regni di ghiaccio senza cuore. La critica si è già scatenata contro il melodramma erotico “poco sesso molta patina” che schiera Dakota Johnson e Jamie Dornan nel labirinto del BDSM; i detrattori lamentano, tra le altre cose, la mancanza di “goccioline di sudore”, di evocazione, di carnalità. In realtà, l’adattamento filmico della studentessa che ama Tesse dei D’Ubervilles ed Emily Bronte e si innamora di un cinico-freddo-spietato-sexy-sadico (un incrocio tra Berlusconi bello e Lapo Elkann meno creativo?) si porta dietro i problemi che aveva la storia stessa, nata come fanfiction tra gli web-rivoli creativi sulla saga di Twilight. Tra vampiro e sadico (o addirittura Bestia disneyana) non c’è nessuna differenza ai fini narrativi, quello che conta è lo scontro tra due mondi, il tema generazionale della perdita dell’innocenza che evoca un immaginario romantico quanto pruriginoso, nonché il cuore e il sacrificio, il superamento dei propri limiti, il superamento di qualunque cosa per amore. Lo spunto di 50 sfumature di grigio è potente, anzi potentissimo. Storia assolutamente teen quanto Twilight, quanto Titanic, quanto Romeo e Giulietta (anche se gli estremi della passione e della tragicità sono esattamente il contrario delle “sfumature” autoreferen- ziali), l’amore di Christian e Anastasia soffre di una scrittura allucinante e a tratti “scorretta” di una desperate housewife di mezza età che sogna un sadomaso salvavita e reinterpreta il coronamento dell’amore come una cronaca ridicola che alterna rapporti sessuali e regali costosi. Inoltre, errore fatale, i personaggi cambiano davvero troppo presto, sia nel libro che nel film. Bret Easton Ellis si era offerto di occuparsi dello script, ma non è stato ascoltato. Peccato. Posto che ci si innamora di “ciò che fa la differenza con gli altri”, viene spontaneo chiedersi che cosa abbia fatto questa studentessa rispetto alle donne coinvolte con Grey prima di lei nella “stanza dei giochi” (che non è quella della X-Box, come specifica Jamie Dornan- Christian Grey). Le altre forse non battevano ciglio, ma Anastasia lo ha forse battuto? Si è rifiutata, si è tirata indietro indignata, ha cercato di preservare la sua virtù? Anche nel film Disney, la Bestia cambia solo dopo aver scoperto un’anima pura, quella di Belle, che riesce a cambiarlo, come succede nelle favole. Anastasia cosa fa esattamente per compiere questo miracolo, per toccare il cuore di Christian? E perché il sadico della situazione perde la sua coerenza dopo pochi minuti? (Mentre ripete ossessivamente che non dorme con nessuna donna, non fa altro che dormire con Anastasia). E quello che sembra è che Anastasia si sia innamorata di un brand più che di un uomo, lo stesso marchio impresso sulle penne, le matite, gli eli- cotteri, il garage di Audi (“Qual è la tua?”, “Tutte” alla “uomo denim” dell’epoca Reagan). L’approccio “teen” porno-free che è stato tanto contestato in realtà ha assolutamente un suo senso, perché alla storia non interessa “il sudore” di cui si occupava Bernardo Bertolucci con l’appartamento della perdizione di “Ultimo tango a Parigi” (e lì bastavano la pelliccia di lei e lo sguardo di lui a “eroticizzare” qualunque cosa) o i meccanismi psicologici delle perversioni trattati con ironia e genialità in “Secretary”, di Steven Shainberg. Non è neanche “Attrazione fatale” o “9 settimane e mezzo” perché qui non è affatto il sesso il focus. E neanche il sado-maso, descritto dettagliatamente nei romanzi, ma mai “esplorato” davvero da E.L.James (e neanche dal film) nelle sue fonti di piacere, di dolore, di senso di colpa collaterale. Qui si (vorrebbe) parlare solo di amore. Ma non lo si fa nel modo giusto. Il film, per salvarsi da un probabile effetto ridicolo, gioca d’anticipo e inserisce un quasi impercettibile sottotesto ironico; un’Anastasia costernata e allibita di fronte alle battute del suo interlocutore si sostituisce allo spettatore ma soprattutto, secondo l’effetto farfalla, al lettore ancora destabilizzato dalla prosa da prima superiore di E.L.James. In realtà poi, se il libro ha mille problemi, nel film tra cravatte e cieli aperti l’unica cosa a non funzionare è la storia; Dakota Johnson riesce a rendere quell’effetto da svampita-innocente e Jamie Dornan è bellissimo e pieno di cicatrici, e questo basta. C’è chimica tra gli attori, le inquadrature sembrano foto di fetish-Vogue, i colori freddi rendono perfettamente il gelo del cuore del bello e dannato, la colonna sonora di Danny Elfman è quella di chi si innamora per la prima volta. Si può quindi passare un paio d’ore al cinema e godersi il packaging, la parte “apollinea” del film. Per quella dionisiaca e per le “cime tempestose” che ama tanto Anastasia, sarà per la prossima volta.

Voto: 6

 

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